“Ape Malandra”: bell’idea!

C’è una cooperativa di trenta detenute che dal ’92 produce abbigliamento nei laboratori interni di alcune carceri.

E c’è la titolare di uno show room milanese che si rifornisce da loro e che utilizza un sistema di vendita particolare… Invece di aspettare i clienti gli va incontro a bordo di un’apecar.

Si, è l’Ape Malandra (dal portoghese “vagabonda”), che ha ideato una nuova (?) forma di vendita al dettaglio… il moving shop.

L’apecar, allestita in modo molto chic, ha iniziato per gioco, portando i capi (di elevata qualità, realizzati con scrupolo e massima attenzione ai dettagli) a Forte dei Marmi.

Premettiamo, infatti, che non si tratta di capi cheapbensì di collezioni “di alto profilo” (sia per quanto riguarda i tessuti sia per quanto concerne disegni e tagli), vendute, non a caso, in località attentamente selezionate e alla moda.

Dopo aver visto che il mercato reagiva bene e che la stampa si era incuriosita, questi shop “si sono mossi”  verso Cortina, per poi arrivare in altre importanti città, come Roma (nella foto di copertina) e Milano.

Oggi la titolare dell’Ape Malandra co-progetta i capi assieme alle detenute e controlla tutto il processo produttivo, dal modello alla consegna finale, con grande rigore e scrupolo, in modo da ottenere prodotti sempre impeccabili (soprattutto quelli su misura).

Il target, infatti, è costituito prevalentemente da signore abbienti che ricercano innanzitutto qualità ad accuratezza dei capi e per le quali l’apecar “fa molto chic”.

La “provenienza” dei prodotti è un aspetto che non sempre viene comunicato alle clienti, perchè non sempre risulterebbe apprezzato.

Si tratta di un bellissimo caso di “imprenditoria etica“, ovvero di un nuovo modo di gestire le imprese sul mercato, con forte partecipazione e convinzione rispetto alle “cause sociali” che si abbracciano, a prescindere che queste vengano comunicate o meno.

Ciò testimonia il reale impegno dell’imprenditore, che lo fa perchè ci crede e non perchè voglia strumentalmente ottenere un ritorno di immagine (o almeno, non solo).

In generale, un’azienda di abbigliamento “responsabile” si ritrova a confrontarsi con 3 tipologie di clienti, con strategie di segmentazione (prevalentemente concentrate o focalizzate) che varieranno a seconda dei casi:

  • gli impegnati, che ricercano nel prodotto, prioritariamente, eco-compatibilità, rispetto dei diritti umani e impegno sociale (es: i capi del Commercio Equo e Solidale);
  • gli emozionali, che, quando comprano un capo, valutano soprattutto la sua capacità di evocare sensazioni, emozioni, ricordi (es: i prodotti “etnici” o realizzati artigianalmente con tinte naturali);
  • gli esteti, che nell’acquisto di un capo ricercano, prima di tutto, lo styling, la bellezza estetica.

    Quest’utlimo sembra essere il profilo di clientela che vuole colpire l’Ape Malandra (signore “di un certo livello”, che, tra un cocktail e l’altro, si divertono ad indossare i capi preziosi della stilista in apecar), che, infatti, ha ricercato un posizionamento “alto”, come boutique in movimento”.

    Da qui il motto: “Chiamala quando puoi, viene dove vuoi!”.

    Fulvio e Roberta x Experyentya