Il Caso Muse e la valorizzazione non banale del “prodotto Arte e Cultura”

Fino a qualche mese fa, passeggiando per la piazza del duomo di Trento, avreste potuto essere colti improvvisamente dal cinguettio di uccelli o dal ruggito di un leone!

Bizzarro, direte, ma il Muse, il nuovo museo delle scienze di Trento, aveva deciso di pubblicizzare  la sua imminente apertura in modo non scontato.

Ogni giorno, infatti, alle ore 18, per ben 3 mesi consecutivi, i passanti sono stati “chiamati all’azione e all’interazione” con segnali prestabiliti e inusuali. A ciascuno di essi veniva chiesto di svelare la casella di un particolare calendario (una sorta di count-down gigante), per poi essere immortalato in una foto subito condivisa sulle pagine social del museo.

Un’operazione di guerrilla marketing molto creativa e efficace, che ha permesso al museo di raggiungere una grande notorietà e ha avuto un riscontro importante in termini di visite. Un deciso cambio di passo rispetto a ciò che siamo abituati a vedere nel nostro Paese quando si parla di valorizzazione di Arte&Cultura

Molto spesso, Infatti, i luoghi della cultura e gli eventi organizzati al loro interno tendono a restringersi sulla “nicchia culturale” (quella rappresentata da “tecnici” e intenditori) e su prassi (polverose) consolidate…

Sarebbe  importante comprendere che ambienti come musei e teatri  necessitano di una ventata di aria fresca e contemporaneità, ad esempio per poter attrarre anche i più giovani e comunque per ampliare la platea dei fruitori di quelli che devono diventare luoghi di piacevoli esperienze di tempo libero.

Pensiamo anche solo alla comunicazione che accompagna gli eventi culturali. Bene, non si può pensare di raggiungere efficacemente il grande pubblico con una semplice cartellonistica piazzata in zone chiave di città importanti. Serve qualcosa di più, serve fare un passo in avanti, adeguarsi ai tempi…

Ed è proprio comprendendo questo che l’antico museo di Trento ha deciso di rinnovare completamente le proprie vesti, sia dal punto di vista contenutistico, che estetico, per ringiovanire e ravvivare l’offerta museale e attuare un coraggioso riposizionamento. Basti pensare che il progetto architettonico dello stesso è stato affidato al genio di Renzo Piano, che ha poi assunto la direzione artistica degli allestimenti.

L’inedito progetto del Muse non ha comportato un semplice restyling, ma una vera e propria metamorfosi.

L’evento dell’apertura è stato preparato con una cura inaspettata, su canali offline ed online.

Sin da molti mesi prima, infatti, un’equipe di due persone  ha reso disponibili i contenuti del museo su tutti i social network più utilizzati, come Facebook, Pinterest, Twitter, Instagram e Youtube.

Gli organizzatori hanno avuto l’intuizione brillante di aprirsi ai nuovi canali di comunicazione e di sfruttarne appieno le potenzialità. Con operazioni differenziate sui diversi social, ma molto complementari tra loro, hanno consentito agli utenti di anticipare l’esperienza di visita, rendendola estremamente reale e contemporanea. I social, ad esempio, si ricollegavano al sito online del museo, che riproponeva giochi interattivi e multimediali, in un’ottica di partecipazione e dialogo con i futuri visitatori.

Interessante è stato anche l’utilizzo di un Lab dedicato, ovvero un di contenitore online che raccoglieva le esperienze più innovative nel campo dei nuovi linguaggi digitali.

L’originale approccio adottato, però, non si è limitato alla fase precedente l’apertura, ma continua tuttora. Così, ad esempio, all’interno della struttura del museo oggi si trova anche un Fablab in piena regola, ovvero un laboratorio di fabbricazione digitale, attrezzato con stampanti 3D e macchinari per makers, aperto a tutti, dagli appassionati alle associazioni non profit alle scuole.

Un grande segnale di apertura e cambiamento. Viene infatti proposto un nuovo concetto di valorizzazione museale, fatto di interventi sul prodotto, per esaltarne il contenuto esperienziale, anche dando la possibilità di co-creare momenti significativi di intrattenimento e apprendimento (“edutainment”), e di iniziative di comunicazione capaci di stuzzicare le corde emozionali dei visitatori.

Del resto, non si stanno vendendo “biglietti di ingresso al museo”, ma occasioni creative/ricreative, da vivere in relazione con altri (“condivisione dell’esperienza“).

Il Muse fornisce un esempio perfetto di museo fresco, up to date, che ha deciso di stare al passo con i tempi e di uscire coraggiosamente dallo strato polveroso che per secoli si è accumulato su luoghi come questo, nascondendo il valore e le potenzialità di patrimoni inestimabili di cui “lo Stivale” è indubbiamente dotato.

Samantha Mieli (studentessa del Corso di Laurea in Economia presso l’Università di Ferrara e appassionata di Marketing) per Experyentya