izzactive, la startup che ti fa entrare nel mercato tedesco.

izzactive è una start-up molto smart, che aiuta le imprese a entrare nel mercato tedesco, mettendo al centro il digitale.

Ne parliamo con Tommaso, che dopo la laurea a Unife ha ben pensato di inseguire i suoi sogni e il suo cuore volando a Monaco di Baviera.

1) Tommaso, ci racconti un po’ chi è e che cosa fa izzactive?

Ok, mettiamola giù in modo molto semplice: izzactive è una start-up davvero giovane (nasce nel 2018), con le idee tremendamente chiare.

izzactive vuole favorire la penetrazione di prodotti e aziende di vari settori nel mercato tedesco, scegliendo di volta in volta il canale migliore (per lo più digitale), ma anche costruendogli attorno una comunicazione su misura, affinché ogni prodotto possa avere l’appeal giusto rispetto alle specificità del mercato locale.

Ma non è finita, perché aiutiamo anche i nostri clienti a fissare il “prezzo giusto”, aspetto che è sempre determinante, alla fine dei conti.

Lo facciamo anche attraverso un’analisi scrupolosa dei prezzi dei prodotti potenzialmente concorrenti, così da garantire un posizionamento corretto e ripagante.

Il nostro è un approccio “scientifico” alla penetrazione commerciale, che parte dai dati.

Ad esempio, usiamo l’intelligenza artificiale per ottimizzare le campagne promozionali a supporto dei prodotti, in modo che possano ricevere una spinta costante e mirata.

Questo significa ottimizzare il budget del cliente ed è fondamentale.

Con noi il cliente compra un servizio chiavi in mano per entrare nel mercato tedesco e noi siamo in grado di dare garanzie, supportate da precise metriche di performance.

Siamo molto confidenti rispetto al nostro approccio, perché partiamo dalle specificità di ogni cliente e dei suoi prodotti e gli cuciamo un vestito addosso, con la comunicazione giusta e con la scelta dei canali migliori per lui, tagliando via, però, la distribuzione fisica.

In questo modo possiamo essere più veloci e possiamo consentire ai nostri clienti di bypassare alcune canoniche barriere all’ingresso nel mercato.

2) Ok, ma nello specifico quali canali distributivi usate?

Da Google Shopping a Amazon.de, da idealo.de a real.de, da Check24 a Ebay, senza dimenticare le sempre maggiori opportunità (anche commerciali) offerte da Instagram e Facebook, il nostro negozio online e molti altri.

JPEG2___JPEG2.2___Come ti dicevo, sappiamo dove mettere mano, ma tutto dipende dall’analisi del cliente e dei suoi prodotti.

Capito cosa abbiamo per le mani, non è un problema trovare il canale giusto.

Ma, attenzione, perché il bello deve ancora venire…

Cioè? Cosa intendi?

Il nostro super-asso nella manica è il modello di business.

Tradotto: come guadagniamo noi e per cosa e quando e per cosa il cliente è chiamato a pagare.

Noi guadagniamo solo se vendiamo i prodotti che i clienti ci affidano, per cui per loro non ci sono rischi.

Questo perché vogliamo scommettere su di noi e assieme al cliente sui suoi prodotti. Nulla di meglio per essere considerati convincenti. E’ una visione sfidante, che ci stimola molto.

Più nel dettaglio, le commissioni di izzactive sono calcolate come percentuale sul prezzo di vendita al netto dell’iva.

A fine mese i nostri clienti ricevono un report (e relativa nota di credito) con l’indicazione puntuale dei prodotti venduti, del prezzo praticato e del canale di vendita usato. La trasparenza è centrale.

3) Ma quali sono le specificità del mercato tedesco? Quali le principali insidie e difficoltà?

“Paese che vai usanze che trovi” diciamo noi Italiani, no?

Quando si vive al di fuori del proprio Paese per un po’, a un certo punto si inizia a toccare con mano la differenza culturale.

JPEG3___La cosa sicura è che qui il cibo italiano e ogni prodotto made in Italy, in generale, sono molto apprezzati, rispettati e non passano inosservati.

Il mercato tedesco, come ogni altro mercato del mondo, ha le sue peculiarità e noi di izzactive conosciamo il mercato il tedesco come il palmo della nostra mano.

Ovviamente, se vuoi vendere birra in Germania rischi di fallire prima di aver partorito l’idea 🙂

Al contrario, un buon caffè italiano, di alta qualità e diverso dai classici brand presenti sul mercato potrebbe aver successo.

Stesso discorso vale per aceto, vino, olio, pasta, farine speciali, tartufi, verdure sott’olio, grappe, sughi, ecc, ecc, ecc.

Sono prodotti che in Italia diamo per scontati, ma che in un mercato come quello tedesco possono diventare “speciali”.

Ma la lista può essere lunga, molto lunga.

In tal senso, tengo a far presente una cosa, fondamentale. Per fare breccia in Germania ancora prima del prodotto (che deve essere di grande qualità) è necessario avere una certa attitudine, un certo stile.

I tedeschi hanno una passione estrema per le regole. Sì, per certi versi il popolo tedesco può sembrare rigido, ma alla fine ci si accorge che non è proprio un aspetto negativo.

Perciò, nel caso in cui tu voglia l’attenzione di un cliente tedesco, devi essere assolutamente in grado di combinare la creatività e flessibilità tipicamente tricolori con il rispetto scrupoloso di regole e procedure.

4) Vi orientate a particolari settori o business? Ci sono tipi di aziende clienti più in linea con ciò che potete offrire o potete spaziare fra aziende e comparti anche molto diversi fra loro?

Siamo una startup e, di conseguenza, siamo in continua evoluzione e siamo aperti a trattare una vasta categoria di prodotti.

Inizialmente ci siamo concentrati su alcune categorie di prodotti in particolare, soprattutto relative al tempo libero, quindi prodotti relativi allo yoga, attrezzature sportive, tende da campeggio, utensili per la cucina e per il barbecue.

A breve daremo molto più spazio al food&beverage e all’experience in cucina.

JPEG4___Ma, ripeto, siamo in grado di coprire tantissime categorie di prodotto diverse, per cui vogliamo aprire sempre di più le nostre maglie.

Se un’impresa (prevalentemente B2C) vuole entrare nel mercato tedesco, noi ci siamo.

5) Ma arriviamo al punto focale. Perché un’azienda italiana interessata al mercato tedesco o a consolidarsi in questo mercato vi dovrebbe scegliere?

Innanzitutto, perché non deve preoccuparsi della barriera linguistica: ci capiamo subito.

Poi la velocità, perché siamo reattivi: il cliente non deve aspettare, perché il tempo è denaro.

E poi la conoscenza del mercato: sappiamo dove mettere le mani.

E poi perché, come ho detto prima, noi guadagniamo solo se i nostri clienti guadagnano: quale migliore garanzia?

6) Ma dimmi, infine, cosa di quello che hai imparato studiando all’Università ti sta tornando più utile? Cosa serve oggi per “farcela” in questo matto scenario economico e competitivo?

Nel caso ve lo stiate chiedendo, come ho fatto a trovare lavoro a Monaco di Baviera?

Beh, c’erano tanti fattori in gioco. Motivi personali e sentimentali. La voglia di costruirmi una carriera e di mettermi alla prova all’estero. La voglia di trovare un lavoro capace di farmi battere il cuore e di valorizzare i tanti sacrifici fatti durante il percorso di studi.

E così mi sono messo in moto e l’opportunità giusta è arrivata abbastanza presto.

L’Università serve. Ti dà delle solide basi e ti permette di capire cosa ti piace. Ti fa sognare di fare qualcosa di speciale.

Alla fine dei conti, poi, se ce la fai è per un mix di talento, passione e competenze.

Una cosa è certa: una volta entrato in azienda si inizia di nuovo da zero.

Come se ti sedessi per la prima volta in aula all’Università e non conoscessi nessuno.

Non ci sono più esami da dare. Ci sono “challenges” e se le affronti con l’approccio giusto avrai una possibilità in più per farcela.

Tommaso Romagnolo (Junior Marketing Manager, tommaso@izzware.com) x Experyentya