Crowdfunding musicale: quando l’artista suona con te!

Il cambiamento è intrinseco alla natura umana. Abbiamo creato la dimensione tempo e plasmato con le nostre azioni le varie epoche.Hume affermava che “non siamo altro che fasci o collezioni di differenti percezioni che si susseguono con una inconcepibile rapidità, in un perpetuo flusso e movimento”.E, come in altri mercati, anche in quello musicale vi sono state evoluzioni supportate da mutazioni antropologiche, tecnologiche e sociali.

L’avvento della “musica liquida” ha fatto maturare l’esigenza di abbandonare il vecchio motto “chi fa da sé fa per tre”. Infatti, artisti emergenti e non dello scenario nazionale ed internazionale oggi comprendendo l’importanza del pubblico e delle tribù che possono sorgere intorno ad essi.

Molti hanno pensato di integrare il consumatore nella filiera produttiva musicale,  nobilitandolo al ruolo di “co-produttore” tramite il crowdfunding, quale processo collaborativo che consiste nel finanziamento dal basso di progetti di vario tipo.

Avete mai sentito parlare, ad esempio, di Kickstarter e di Ulele?

Ecco alcune tra le piattaforme digitali che permettono ad artisti, organizzatori di live ed altri operatori del settore musicale di realizzare progetti (album, vinili, video clip musicali, concerti) con il sussidio finanziario del pubblico, superando, così, classici fattori di ostacolo, come i budget risicati, le barriere di canale, l’atteggiamento delle case discografiche.

Ma qual è l’iter del crowdfunding?

Si parte creando sul sito una propria pagina-profilo, si espone l’obiettivo che si vuole raggiungere, le modalità secondo cui finanziare il progetto e i relativi  compensi per i finanziatori, diversificati in base all’entità dell’esborso promesso. Se l’obiettivo del progetto viene raggiunto, l’artista (o promotore) incassa il denaro raccolto, al netto di una commissione per i servizi forniti dal sito. Poi, in data prestabilita con i fan, l’artista invia loro le ricompense promesse. In caso contrario, le somme erogate vengono restituite ai fan e né l’artista né il sito portano a casa nulla.

Tra gli artisti che ricorrono a questa pratica ritroviamo nomi nazionali e non: Amanda Palmer, Nataly Dawn, Daniele Groff.

Rimanendo in terra nostrana, parliamo proprio di Daniele Groff, che di recente ha lanciato con successo sul web la sua richiesta di supporto. Tra le ricompense offerte ai “fan-finanziatori” troviamo, in modo molto creativo devo dire, non solo l’anteprima del CD autografato, ma anche plus (come lezioni di chitarra su Skype, una cena o un giorno in studio con Daniele e la sua band) che permettono la creazione di un legame umano con l’artista, secondo gli schemi di un’esperienza potenzialmente altamente coinvolgente e autentica (1).

Puntare sull’aspetto emozionale e creare legami più “alla pari” e cristallini col pubblico mi sembra anche un’arma in più nel contrasto (una battaglia che sembrerebbe persa in partenza) del file-sharing, della pirateria e, più in generale, della perdita di spinta che in modo inesorabile negli ultimi anni ha caratterizzato il mercato musicale.

In più, per l’artista il crowdfounding risulta un’opportunità per difendersi dalla morsa delle major, che spesso impongono agli artisti di creare singoli altamente “strategici” e album a scarso contenuto artistico. Insomma, si spezza la “cultura delle hit” ed emergono maggiormente le numerose nicchie di valore presenti nel mercato. Si dà ampio spazio a ciò che la creatività ispira. Via singoli “civetta” e tracce riempitive:ecco una vera e propria rivoluzione artistica, alimentata da capacità riconosciute e premiate dal basso!

Questa è un’ennesima conferma del fatto che il nuovo web offre molte possibilità a chi abbia iniziativa e spirito smart. Di certo si determinerà una sorta di “selezione naturale”, perché in questo nuovo contesto bisogna avere occhio lungo, grande apertura e abbracciare un nuovo concetto di creatività e di capacità espressiva. Del resto, “chi rifiuta il cambiamento è un vero e proprio architetto della decadenza e del disfacimento”, parola di Harold Wilson!

Valentina Scannapieco (Dott.ssa in Economia aziendale, Facoltà di Economia, Università degli Studi di Salerno; Studentessa di Consulenza e management aziendale – Management strategico, Facoltà di Economia, Università degli studi di Salerno; va.scaneco@gmail.com, skype: v4l3momi) for Experyentya

(1) Pine B.J., Gilmore J.H. (2007), Authenticity: What Consumers Really Want, Harvard Business School Press, Boston.