Esperienze d’impresa, storie di successo e di passione. Intervista ad Andrea Dusi

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Inauguriamo una serie di post dove vi presentiamo più da vicino aziende giovani, dinamiche, di successo, ma soprattutto Persone.

Vogliamo parlarvi di chi ha deciso di andare contro gli schemi, di inventarsi un business dal nulla o quasi, che si è messo in gioco ed ha deciso di valicare la “soglia del possibile“.

Sono le aziende e le Persone di cui il nostro Paese ha bisogno, ora più che mai. Ci fa piacere parlarne, perchè oramai si tratta anche di amici, ma soprattutto perché vogliamo dare un po’ di stimoli ai più giovani che ci seguono, che invitiamo a non demordere, mai, perché impegno+passione+progettualità+competenza è una formula vincente. Noi ci crediamo.

Oggi è la volta di Andrea Dusi, co-fondatore e amministratore delegato di Wish Days (Elation, Emozione3).

1) Ciao Andrea, innanzitutto ci dici qualcosa di te? Vai con l’identikit!

Ciao Fulvio, grazie mille per questa vetrina. Come sai, è per me sempre particolarmente piacevole dialogare con te, visto che ci hai scoperto quando eravamo ancora piccoli piccoli e in questi anni ci hai sempre accompagnato, con professionalità e simpatia.

Io ho quasi 37 anni, ho la fortuna di avere 2 bei bimbi, Giulia che quest’anno mi sta facendo ritornare indietro a quando ero pure io in prima elementare e Tommaso, che ha 4 anni e sta cercando di dimostrare, in questo periodo, di essere un “maschio”. Uno spasso!

Ho ripreso da qualche tempo a giocare a tennis, ma il mio vero hobby-tortura è la lettura: leggo moltissimo, di qualunque tipo e genere. Nel 2011 per la prima volta ho tenuto la conta dei titoli letti (sai quante volte ho ricomprato lo stesso libro??) e mi sono fermato a 82. Dove trovo il tempo? Volere potere… ma fondamentalmente dormo poco.

Da un punto di vista professionale ho studiato all’interno di un progetto di scambi europeo, che si chiama European Business Programme, che prevede continui scambi tra più università e il successivo rilascio di una doppia laurea. Nel mio caso l’International School of Economics di Rotterdam e l’Università di Verona, dove ho avuto la fortuna di “farmi aprire la testa” dal Prof. Baccarani.

Ho inizato poi a lavorare nella consulenza direzionale, in Roland Berger  prima e Arthur D. Little poi, fino al 2006, quando è iniziata, grazie al supporto di una mia collega in Arthur D. Little, Cristina Pozzi, l’avventura in Wish Days.

2) Abbiamo parlato della tua azienda sul nostro blog; ne siamo orgogliosi. Avete aperto un varco forse inaspettato nel mercato italiano del “tempo libero”. Come si fa a far pagare le persone per vivere delle esperienze?

Te ne do atto. Come dicevo poco fa, ci hai seguito dal 2008 quando la nostra dimensione era un decimo dell’attuale, forse meno.

Per rispondere alla tua domanda.. credo sia necessario vedere la questione in questo modo. Spesso si tratta di regalare un’esperienza, che signifca quindi regalare un’emozione. E’ abbastanza facile convincere qualcuno a non regalare la “solita” cravatta o il “solito” pigiama, bensì un’attività che contenga in sé anche un elemento di “recall emotivo” sul regalo stesso.

Per questo, anche in ambito aziendale (B2B) siamo cresciuti molto, offrendo alle aziende le nostre esperienze per premiare e fidelizzare i loro clienti e migliori dipendenti.

3) Il vostro è un mercato in grande fermento. Molti iniziano a notare in giro i “box delle esperienze”. Quali sono le principali insidie che vedi e “dove si andrà a finire” nel vostro mercato?

Le principali insidie riguardano il livello qualitativo di quanto si offre. Il rischio di deludere le attese, in campo emozionale, può essere un autogol terrificante: un’emozione attesa che viene rovinata dalla cattiva gestione fa arrabbiare ed innervosire e soprattutto allontana la persona, e quelle che gli stanno attorno, dal concetto di “box esperienziale”.

Ergo molto dipende, per capire dove si andrà a finire, da quanto bravi saremo noi operatori del settore a mantenere alti gli standard qualitativi su tutta la filiera.

4) “Impacchettare un’emozione”, portare le persone a regalare o regalarsi del tempo libero, “da vivere in un certo modo”. Come si fa a tradurre un’idea in un business di questo tipo

Anticipando i bisogni dei clienti, cercando di individuare quali sono i bisogni non comunicati e non comunicabili.

In un periodo di Crisi, chi dichiarerebbe che vorrebbe spendere 100 euro per guidare una Ferrari per 20 minuti in un autodromo? Probabilmente in pochi, ma creando l’opportunità di utilizzo nel modo giusto, ecco che anche questo consumatore si può avvicinare all’esperienza dei sogni, che di certo non è un bene primario, ma… regala emozioni, quindi gioia.

5) Il mondo sta cambiando ed anche lo scenario del “fare impresa”. Cosa ti sentiresti di suggerire, oggi, ad un giovane con voglia, dinamismo ed un sogno nel cassetto?

Per fare impresa sono necessari:

– passione;
– qualità del lavoro;
– dedizione totale all’impresa.

Suggerisco di non partire mai completamente da soli, ma di condividere l’iniziativa imprenditoriale con almeno un altro socio operativo. Non è l’idea che fa la differenza, ma le persone.

Non basta lavorare come matti, ma è necessario lavorare con qualità (tanta).

Grazie mille, Andrea, e 1000 in bocca al lupo per la vostra bellissima avventura!

Grazie a te e ai tuoi lettori. Ti sentiamo sempre molto vicino e questo ci ha sempre aiutato molto.

A presto.

Fulvio for Experyentya