La cucina, emblema della postmodernità

Postmoderno, oggi come oggi, significa sempre più (con questi chiari di luna…) disorientamento, caos ed incertezza; questo è evidente.

Postmoderno, però, significa anche ricerca del piacere, dell’appagamento sensoriale, di esperienzialità (1).

Da questo punto di vista, credo sia assolutamente emblematico l’interesse che negli ultimi anni ha riscosso presso ampi strati della popolazione la cucina ed il piacere connesso alla “buona tavola”.

Certo, un tempo le mamme e le nonne erano portatrici fiere ed autorevoli del sapere gastronomico ed all’interno delle famiglie il piacere della tavola (anche con piatti “poveri”, che oggi sono “ricchi”…) era parte essenziale del vivere quotidiano e spesso unica o principale valvola di sfogo all’interno di giornate dure e faticose. Del resto, “piacere della tavola” ha sempre significato anche “piacere di stare assieme“, di condividere un pasto, di farlo conversando e lasciandosi anche andare davanti ad un buon (magari anche più di uno…) bicchiere di vino.

Oggi, inevitabilmente, molte di queste cose si sono perse, così molti vanno progressivamente avvertendo un “senso di vuoto” ed un bisogno di appagamento del palato, che chiama in causa anche tutto ciò che ruota attorno al buon cibo ed al buon bere. E’ proprio su questo, ad esempio, che ha costruito il proprio successo un movimento come Slow Food.

Ma la gente non si accontenta di essere spettatrice passiva, perché sono sempre di più coloro che vogliono cimentarsi attivamente nell’esperienza della cucina, o comunque avvicinarvisi un po’. La cucina, così, diventa luogo simbolico di espressione individuale, di messa in pratica della propria “competenza ed abilità”, di ricreazione ed appagamento sensoriale.

Così, su questa scia, ecco adeguarsi in vario modo, ad esempio, i palinsesti televisivi:

  • ci sono i telegiornali che risevano lo spazio finale o addirittura spazi di approfondimento al tema, come nei casi di “Gusto“, di “Eat Parade” e dell’ultimo arrivato “Cotto e Mangiato“;
  • ci sono programmi e canali dedicati al tema, con posizionamenti differenziati, come “La Prova del Cuoco“, “Fornelli d’Italia” o il più recente “Cuochi senza Frontiere” ed il famosissimo “Gambero Rosso“;
  • ci sono programmi nati per la valorizzazione dell’agricoltura, del paesaggio o del mare, che poi hanno inserito una cospicua sezione dedicata al tema, come il precursore “Linea Verde” o il più recente “Pianeta Mare“;
  • La7 propone anche un reality sul tema, con puntate brevi (il programma non stufa, quindi), con il coinvolgimento, di volta in volta, di personaggi famosi diversi, di uno staff dedicato al Vip e di clienti “veri” di un ristorante “vero”, che hanno il compito di giudicare lo “Chef per un giorno“.Sempre sul tema, non va dimenticato il successo in Tv di Chef come Vissani o di Maestri Pasticceri come il mio conterraneo Salvatore De Riso, oltre che di particolari figure (brave a ritagliarsi un posizionamento distintivo, con creatività), come il “Macellaio Poeta“.

    Ma la “mania della Cucina” pervade anche altri ambiti: così, ad esempio, ce la ritroviamo nei programmi di incentive e di team building aziendali, nell’ambito della formazione esperienziale.

    Inoltre – e questa è un’altra novità interessante, su questa tendenza nascono nuove idee di business, come quella della “Scuola di Cucina a domicilio“.

    Fulvio for Experyentya

    (1) G. Fabris (2008), Socienting, Egea, Milano