Nuove professioni – Il personal Chef: intervista a Paolo Dalicandro

Abbiamo parlato in precedenza di “Cucina come emblema della Postmodernità“, così come abbiamo parlato delle nuove professioni emergenti nell’ambito dell’Economia (immateriale) delle Esperienze.

Bene, oggi ci occupiamo in modo più approfondito di questi argomenti, tratteggiando la figura del “Personal Chef“, o “cuoco a domicilio“.

Per l’occasione, abbiamo il piacere di “ospitare” sul nostro blog il bravissimo Paolo Dalicandro, che ringraziamo per la sua partecipazione.

Enjoy!

1) Paolo, innanzitutto grazie per la tua partecipazione al nostro blog, che ci fa davvero molto piacere. Per cominciare, ci spieghi chi è e cosa fa un “personal chef”?

Il piacere è mio! Da tempo conosco e partecipo al vostro blog, con grande divertimento. Un personal chef organizza cene a domicilio: per una sera le persone hanno a casa loro un piccolo ristorante, costruito su misura dei loro desideri: dall’allestimento al personale e, ovviamente, al menù.

2) Come ti è venuta questa idea imprenditoriale e quali sono stati i passaggi più significativi per realizzarla?

L’idea si è sviluppata parallelamente al mio lavoro nelle cucine dei ristoranti romani (da Gusto a Roscioli): i miei clienti hanno incominciato a chiedermi cene a domicilio ed io ho colto l’occasione e l’opportunità al volo. All’inizio ho fatto degli esperimenti per analizzare la richiesta e mi sono reso conto che l’idea imprenditoriale poteva funzionare.

3) Come sta evolvendo, ora, l’idea iniziale? Quali sfide ti sei posto?

All’inizio il lavoro consisteva solo nell’organizzare le cene, poi ho sviluppato altri servizi, quasi sempre alimentati dagli input dei clienti. Sono così iniziati i corsi di cucina a domicilio, che si articolano sia sulla lunga durata (vedo un gruppo una volta a settimana da circa 2 anni), sia su una sola giornata (corso veloce + cena).  Li richiedono gruppi di persone appassionate che vogliono approfondire tecniche di cucina, o gruppi di amici che vogliono spendere il loro tempo libero in modo diverso.

Anche l’attività del personal chef si è sviluppata: alcuni clienti mi hanno chiesto di accompagnarli per tempi lunghi. Questa estate sono stato a Ibiza per una settimana, seguendo dei clienti in vacanza, mentre questo autunno sono stato a Skopie, presso un’ambasciata. Le prossime mete saranno Londra e di nuovo Skopie.

Mi chiedi di una sfida… Il prossimo cambio a 40 anni!! Ne riparleremo!

4) Ci sono molti personal chef in Italia, oppure è ancora una novità? E all’estero? Hai seguito l’esempio di qualcuno, in particolare?

Siamo in crescita! Al momento 360 in Italia e altri in giro per il mondo. Li potete conoscere sul sito della federazione. Non è una novità assoluta: all’estero è una professione già ben conosciuta. Per quanto mi riguarda, non ho seguito, in particolare, l’esempio di nessun altro personal chef.

5) Qual è il profilo tipo della tua clientela e quali sono le motivazioni principali che spingono a contattare un personal chef?

Non posso dire che esista un profilo tipo. I clienti cambiano a seconda del servizio e comunque non si tratta solo di privati, ma anche aziende e istituzioni. Ora che mi ci fai pensare, la mia clientela è molto diversificata. La cosa certa è che tutti richiedono un servizio su misura, che risponda in maniera precisa alle loro esigenze; vogliono “un piccolo evento personale”.

Per quanto riguarda i corsi di cucina, sono alimentati dalla crescente richiesta da parte di non professionisti di accedere a una conoscenza diretta della cucina (dalle materie prime alle tecniche di preparazione degli alimenti). Sì, questo bisogno c’é.

6) In questo nostro articolo parlavamo della cucina come emblema della postmodernità. Cosa ne pensi?

… che oramai le persone non puntano al risultato, ma al percorso che porta ad esso; questo è sempre più vero. Come tu hai argomentato nel post, nell’ambito del mondo del food le persone ricercano la “costruzione di un know how“, da spendere come “patrimonio personale“. Non va sottovalutato, poi, il bisogno di socializzazione.

Nel momento in cui metto piede nelle case delle persone capisco che l’esigenza è di poter fare un vero e proprio “percorso esperienziale“, dove la degustazione è solo uno dei momenti che creano valore. La cosa bella è che il cliente “mette a mia disposizione la sua immaginazione”; da quel momento in poi vuole co-creare, con me.

7) Quali sono le principali difficoltà che si incontrano nel proporre un servizio come il tuo?

Non parlerei di difficoltà! Ho la fortuna di aver costruito il mio lavoro su una passione: questo richiede un’attenzione costante e a 360 gradi, che non deve mai cedere alla stanchezza, perchè non si può assolutamente scivolare sui particolari. È fondamentale rinnovarsi costantemente e non dare mai nulla per scontato.

Uno stimolo costante sono le richieste stesse dei clienti, che non aspirano mai a un semplice servizio, ma – come detto  prima –  alla costruzione di personale percorso esperienziale.

8) Prima ho parlato di “servizio”, ma, in realtà, ho la sensazione che tu venda una “trasformazione” ai tuoi clienti. E’ così? Cosa bisogna fare, in particolare, per deliziarli?

Ascoltarli, recepire le loro richieste, co-creare. Proprio perchè, come dici tu, si tratta di “trasformazioni”, non bisogna fermarsi alle prime idee che il cliente mette sul tavolo, ma capire soprattutto quello che non dice.

9) Quale consiglio ti sentiresti di dare ad un giovane che oggi decida di mettersi in proprio, di fare impresa , di realizzare il proprio sogno?

Non lo vorrei mai tediare con la solita “solfa” sulla gavetta, sulla preparazione… è già stato detto…  gli direi di non dimenticarsi mai il proprio sogno!

Ti ringraziamo molto per la tua disponibilità e ti facciamo un grosso in bocca al lupo per un futuro professionale ancora più radioso. Chi lo sa che non ci si inventi qualcosa assieme in futuro… 🙂

Fulvio for Experyentya