Da anni si sente parlare di "Marketing dell'Università" e di crescente attenzione, da parte degli Atenei, verso il raggiungimento di sempre più elevate soglie di soddisfazione da parte della propria "clientela". Parallelamente, spuntano come i funghi sedi e corsi universitari.
Si è quindi concordi, nel Mondo Accademico, nel ritenere che si debba cominciare a "tarare" l'offerta formativa ed il resto del "prodotto universitario" concependo l'Università come un vero e prorpio "soggetto d'offerta", ancorché inserito in "sistemi" più ampi e con una chiara mission sociale.
Proliferano, così, le iniziative di marketing universitario, che, però, sono spesso ancora lontane dall'essere frutto di articolari e chiari "progetti", che partano da ponderate scelte di targeting e di posizionamento. Così, sovente tutto si riduce a qualche campagna comunicazionale (che, per carità, è già qualcosa), senza toccare l'essenza del valore che bisogna veicolare alla "clientela universitaria".
Bisogna assolutamente partire da una serie di presupposti:
- i target di clientela possono essere molteplici (es: studenti lavoratori, stranieri, professionisti alla ricerca di formazione mirata, ecc);
- si va all'Università non solo per studiare, ma anche per vivere una serie di esperienze che "trasformino" la persona, rendendola, alla fine del "percorso", migliore (più colta, più determinata, più pragmatica, ecc);
- l'Università va "vissuta", quindi bisogna abbattere molte canoniche "barriere", come le "distanze" fra studenti e corpo docente o i terribili (perchè restrittivi) orari di apertura-chiusura delle Facoltà;
- chi frequenta l'Università vuole sentirsi "membro di una squadra", possibilmente vincente, quindi bisogna lavorare su questo "spirito di corpo";
- oggi come oggi le Università devono essere collegate, non solo nello stesso Paese, ma a livello internazionale e non solo sulla carta;
- le tasse che si pagano sono veramente "alte" solo in base al valore che viene erogato alla clientela;
- il momento della discussione della Tesi di Laurea è uno dei momenti più bramati dagli studenti, con amici e parenti al seguito, e deve quindi diventare un momento "trionfale" ed altamente esperienziale, che rimanga fortemente (e positivamente) nei cuori dei "protagonisti", ma che sia anche capace di fare breccia su chi quel giorno assiste e basta, ma potrebbe essere il "cliente di domani";
- ci si iscrive all'Università per acquisire competenze e professionalità, per entrare con il bagaglio culturale necessario nel mercato del lavoro.
Sotto questo profilo, troppo spesso gli Atenei si rivelano deboli e inconcludenti, a cominciare dagli stage, per continuare con Master e per finire con il job placement.
Fra tante cose e casi che non vanno, mi piace segnalare, oggi, l'esempio positivo di Ferrara, dove sono professore a contratto. L'Ateneo emiliano, infatti, ha stanziato un bel po' di denaro per supportare i propri laureati nella creazione di attività d'impresa che consentano loro di mettere a frutto in modo autonomo (e proattivo) gli sforzi profusi nel corso degli anni passati a studiare.
Che sia un esempio per altre Università ed una speranza (ed una motivazione in più) per i ragazzi, affinchè si impegnino con il giusto mordente nello studio e nella realizzazione dei propri sogni.
Fulvio for Experyentya

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