Come ho già
fatto in
passato, vi voglio segnalare un libro molto stimolante: Marketing
Relazionale, di Evert
Gummesson.
Al suo
interno si affronta il tema della relazionalità in modo completo ed
assolutamente non banale, sotto varie sfaccettature.
Fra i vari
passaggi interessanti, ce n'è uno, in particolare, che ha catturato la mia
attenzione, soprattutto perché riflette bene la filosofia di Experyentya:
"La linea di confine fra pratica e teoria è molto sottile. Per pianificare la teoria, i ricercatori intervistano e osservano imprese e consumatori. Le attività e le decisioni nelle imprese costituiscono evidenze empiriche per la teoria. Così, non esiste un conflitto a priori fra teoria e pratica; esse sono due facce della stessa medaglia. C'è comunque spesso animosità fra i rappresentanti della teoria e quelli della pratica, quando ciascuno afferma che il proprio lato della medaglia splende più luminoso. Tali conflitti non contribuiscono allo sviluppo della conoscenza. Se la ricerca nell'ambito del marketing fosse meno ossessionata dalle tecniche e meno dipendente dalla teoria esistente, si avrebbero ricercatori più riflessivi, che potrebbero contribuire a una conoscenza più ricca".
A quando
osservato da Gummesson, mi permetto di aggiungere che:
- la teoria è assolutamente un valido schema di lettura dei fenomeni in atto e di quelli che emergeranno
nel campo del business, ma è necessario che sia una "buona teoria";
- i "classici" in ambito manageriale non moriranno mai, sono degli evergreen;
- nel progresso e nella diffusione della conoscenza che produce valore per le imprese è anche importante l'apertura delle imprese stesse (da evitare la miopia e l'autoreferenzialità) e la correttezza dei consulenti, che non devono spacciarsi per quello che non sono e non devono proporre ricette pre-confezionate.
Fulvio for
Experyentya


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