In Italia si tengono annualmente oltre 1300 festival (più 1600 mostre) i cui temi di fondo sono tra i più disparati; alcuni esempi? C’è il festival della teologia, della laicità, del vento, del silenzio, dello spasimo, della nuova canzone calabrese per ragazzi, della danza del ventre, del bonsai, o della decrescita felice.
Il numero complessivo si restringe molto se si considerano solo i festival con forti valenze storiche o artistico-culturali (anche se solo quelli letterari sarebbero quasi duecento) (1).
Tuttavia nel magma di questo disparato insieme di festival, solo alcuni sono realmente in grado di generare un impatto profondamente positivo per la località ospitante, soprattutto in termini di stabile sviluppo dell’intera area nella quale l’evento è inscenato.
Il Palio de lo Daino di Mondaino (RN) rappresenta un caso interessante di come un evento di successo e caratterizzato da fattori altamente differenzianti possa assumere un ruolo cruciale nello sviluppo di medio-lungo termine della località nel quale il festival è inserito.
Il Palio del Daino è una delle più ricercate e sofisticate rievocazioni storiche medieval-rinascimentali d'Italia, in grado di evocare nell’ospite suggestioni straordinarie e profondamente memorabili; si svolge con cadenza periodica annuale e, per quattro giorni, ospita quasi 20.000 visitatori; quest’anno (14-17 Agosto 2008) arriverà alla sua ventunesima edizione, dato significativo visto che la longevità medi dei migliori festival culturali italiani è di soli 4,5 anni (2).
L’elevato e prolungato successo riscosso dal Palio del Daino negli anni è riconducibile alla capacità di proporre un concept esperienziale articolato, altamente distinguibile e difficilmente riproducibile in altri contesti: infatti, intercettando in maniera innovativa i processi di cambiamento riguardanti l’utilizzo del tempo libero, l’evento è in grado di soddisfare "grappoli di bisogni", che, nella società postindustriale, risultano sempre più collegati e convergenti (di divertimento e socializzazione; di legame comunitario e di autenticità; di apprendimento ed arricchimento culturale).
In particolare, la struttura del Palio de lo Daino si caratterizza per la stretta integrazione e bilanciamento di due elementi fondamentali che non si ritrovano, con questa intensità, in altri eventi simili, ossia:
L’ASPETTO LUDICO/RICREATIVO. Il Palio del Daino, si caratterizza innanzitutto per una suggestiva atmosfera propria della grande festa popolare, che viene trasferita al pubblico ed è in grado di generare un forte impatto emotivo in esso; profonda attenzione della direzione artistica del Palio è infatti rivolta alla selezione di tornei, spettacoli e rappresentazioni teatrali di piazza, tutte dedicate ai grandi momenti del passato, che consentono di coinvolgere e di “contagiare” ogni anno migliaia di visitatori, con lo spirito della festa e dei mercati malatestiani del XV secolo. L’atmosfera distintiva del Palio consente non solo il soddisfacimento del piacere estetico individuale dell’ospite, ma anche un’importante occasione per condividere rituali collettivi parte di un gruppo sociale o di un gruppo neo-tribale di appassionati di festival storici ed artistici: l’evento rappresenta, infatti, un fondamentale “strumento di aggregazione”, in grado di favorire la socializzazione del pubblico, grazie all’emozione condivisa e al clima conviviale che è in grado di generare e trasferire al pubblico.
L’ASPETTO CULTURARE (Living culture), si riassume nella possibilità data all’ospite che partecipa all’evento di relazionarsi con persone e luoghi del territorio ospitante (Mondaino) che hanno riscoperto un forte senso della propria identità tradizionale. In questo senso, un elemento fondamentale di unicità del Palio, per ricchezza e ricerca filologica, è la ricostruzione delle arti, dei mestieri e della vita quotidiana del quindicesimo secolo, che ricrea nell’ospite la reale sensazione di vivere l’atmosfera propria di quel periodo storico. L’evento va comunque oltre i caratteri consolidati delle tradizionali feste medievali, in quanto negli anni si è perseguita una continua operazione di “ricerca identitaria e culturale”: tutti gli aspetti della ricostruzione, infatti, non sono il risultato di una mera ricerca scenografica o estetica, ma il frutto di studi meticolosi ed approfonditi sui caratteri peculiari della vita di paese nel primo rinascimento italiano. L’elevata cura nella riproduzione fedele degli elementi ambientali si traduce, così, in un forte effetto di straniamento temporale per i visitatori-ospiti, che hanno l’impressione di essere “catapultati indietro nel tempo”, fino al XV secolo (quando il Borgo era parte della Signoria dei Malatesta). Più in generale, quindi, questi aspetti evidenziano la profonda capacità dell’organizzatore del Palio di dare una valida risposta alla crescente ricerca di autenticità manifestata da un nuovo profilo di turista postmoderno; ciò in quanto il Palio è basato su valori culturali locali a cui il turista o il visitatore attribuisce sempre maggiore importanza, sentendosi parte di una festa della comunità ospitante.
Inoltre, è determinante la possibilità data agli ospiti di avviare un percorso di apprendimento culturale, mediante le molteplici possibilità di interazione con gli attori/figuranti dell’evento. In particolare, un aspetto distintivo del Palio è la totale assenza di barriere tra attori e pubblico; il rapporto empatico e la fisicità della relazione che si sviluppa tra ospite e attore è infatti molto forte ed altamente coinvolgente, sia sul piano cognitivo che emotivo. Nell’edizione del 2007 del Palio hanno partecipato oltre 50 artigiani, impegnati a dare una dimostrazione della propria abilità personale nella lavorazione dei metalli, dei tessuti, del vetro, della carta e delle pelli, in modo da far scoprire agli ospiti dell’evento manualità ormai divenute rare; inoltre, uno degli elementi fondamentali riguarda il loro elevato livello di conoscenze teoriche sulle specificità storiche della tecnica artigiana inscenata: questo aspetto consente all’ospite, fortemente appassionato di antiche tecniche artigiane, di ottenere un approfondimento molto apprezzato, in quanto fornito da operatori altamente competenti. Lo sviluppo di questo processo interattivo è dunque orientato a generare una think experience (3), stimolando l’intelletto dell’individuo e attivando esperienze creative e cognitive, mediante una stimolazione polisensoriale di vista ed udito.
Il Palio de lo Daino potrebbe quindi essere interpretato come un esempio di “esperienza tipica” (4), contrapposta all’idea di esperienza straordinaria, indimenticabile e fuori dal comune, di stampo nord-americano.
Lo sviluppo di un evento fortemente radicato nel territorio non si conclude solamente con un prodotto-esperienza di successo. Infatti, la forte coerenza fra gli elementi caratterizzanti alla base della sua concezione e della sua realizzazione, il trend della domanda di esperienze dei "turisti di terza generazione" e le risorse del territorio (umane, storiche e architettoniche, culturali, ecc) possono essere determinanti nello sviluppo del territorio ospitante anche in un’ottica di crescita turistica di lungo termine.
Questo post riprende parti della tesi di Laurea Magistrale di Fabio Valerio Bartolazzi, discussa a Urbino il 18 giugno 2008, relatore Prof. Giancarlo Ferrero. Il lavoro propone numerosi altri spunti che tratteremo nei prossimi post, seguiteci.
Fabio & Fabio Valerio x Experyentya
(1) Venerdì numero 1052; del 16/5/08
(2) Dalla ricerca condotta da Guido Guerzoni (docente di Management dei beni culturali alla Bocconi di Milano), che ha prodotto un’analisi dei 27 principali festival culturali italiani.
(3) M. Ferraresi, B.H. Schmitt; Marketing Esperienziale: come sviluppare l’esperienza di consumo; Franco Angeli; Milano; 2006.
(4) T. Pencarelli, F. Forlani,“Il marketing dei prodotti tipici nella prospettiva dell’economia delle esperienze”, in Andreani J.C., Collesei U., a cura di, Atti del Quinto Congresso Internazionale sulle Tendenze del Marketing, Venezia 20-21 Gennaio 2006.





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