Di ritorno dalla mia "esperienza" in quel di Parigi per l'International Congress on Marketing Trends voglio proporvi una serie di spunti, frutto, in particolare, dell'interessante visita che abbiamo fatto con i colleghi ai famosi "grandi magazzini Lafayette".
Lo consiglio a tutti gli appassionati di marketing ed attenti osservatori delle dinamiche di shopping, perchè c'è un po' tutto ciò che andiamo predicando in aula:
- è un luogo dello shopping evidentemente concepito in chiave
esperienziale. Lo si nota dalle scelte cromatiche, dalla disposizione degli "spazi di vendita", dai "percorsi indotti", dalla composizione del paniere di referenze e di marchi, dalle sonorità, dall'attenzione verso molteplici fattori d'atmosfera e "facilitanti" (es: distributori d'acqua gratis, per dirne una);
- per molti "visitatori" (non a caso uso questo termine) l'obiettivo è proprio "vivere un'esperienza", a prescindere da ciò che si compra (non sono le referenze, di per sé, a fare la differenza...), tanto più che ho visto molti "gruppi e gruppetti" (in pieno spirito o "sentimento tribale") e, addirittura, viaggi organizzati in bus. Messa così: si potrebbe tranquillamente prevedere il pagamento di un biglietto di ingresso, come suggeriscono Pine e Gilmore (1);
- alla luce di quanto detto sopra, Lafayette è una forte attrattiva per la città, nell'ottica del city marketing. In tal senso, chi governa il territorio non può disinteressarsi di aspetti come la viabilità, la logistica, la tipologia di negozi, attività ed attrattive che circondano il mall (in un'ottica di complementarietà e di singergie);
- si tratta di certo anche di una grande "cattedrale del consumo", con uno strutturale portato iperreale;
si tratta anche di un grande contenitore di spazi simbolici di marca per brand medio-alti, che gestiscono prevalentemente degli store in store, ma, in tal senso, Lafayette si presta benissimo anche per pop-up store e "negozi antenna".
Fulvio for Experyentya
(1) Pine, Gilmore (2000), L'economia delle esperienze, Etas Libri, Milano


un piccolo appunto: credo che ci sia ben poco di "tribale" nell'atteggiamento di chi hai descritto... stiamo attenti a non esagerare nell'applicazione di concetti cari =)
Scritto da: gabriele | 21/01/2009 a 03:23
Caro Gabriele,
ti invito a leggere il testo di Cova, dove parla proprio di queste dinamiche.
Su cosa non sei d'accordo?
Benvenuto sul blog comunque!
Scritto da: FulvioFortezza | 21/01/2009 a 06:46
Purtroppo quando sono stato a Parigi, all'ultimo anno di superiori ce lo siamo persi per un incendio all'hotel proprio sopra al centro, o comunque lì vicino.
Ho capito cosa intende per "sentimento tribale", tuttavia non so quanto sia utile agire in un ottica del genere per un grande magazzino di quel genere che punta principalmente sui turisti.
Non lo vedo come un gruppo di consumatori che resti legato al marchio. Tuttalpiù potrebbe essere legato all'esperienza, ma in questo caso si potrebbe parlare più di "turismo-shopping", girare europa e mondo in visita ai più grandi centri commerciali, di cui Lafayette rappresentarebbe solo una "tappa" (non male come idea comunque ;-P).
Far pagare il biglieto potrebbe essere una scelta intelligente, è necessario però staccarsi sempre più dall'immagine di grande magazzino, diventano più una vetrina per marchi e il luogo dell'"acquisto speciale", di quelli che fai una volta nella vita. Lo shopping dovrebbe quindi passare in secondo piano e diventare conseguenza di un eventuale "sindrome di stendhal" di fronte ad un capo di abbigliamento, gioiello o altro a cui sacrificare volentieri uno stipendio. ;-)
Scritto da: Alessio Brunelli | 21/01/2009 a 09:43
credo che un po' di confusione la si stia facendo, quindi vediamo di mettere ordine.
quando si parla di "sentimento tribale" o di logiche simili, nella fattispecie con riferimento ad un place come lafayette, si vuole intendere che luoghi come questi sono visti dagli "ospiti" come "spazi esperienziali" di visita (e poi di shopping), dove l'aspetto forse più bello è la condivisione dell'esperienza con amici o con il partner. Sono dei "non luoghi", che riescono a sostituire i "luoghi" (sottraendogli "quote di mercato"), anche ricreando meccanismi di aggregazione e condivisione di momenti di vita. Lì, poi, ti trovi evidentemente al cospetto di altri che, inconsapevolmente, stanno condividendo con te questa esperienza di immersione. Sono persone che non conosci, che non necessariamente devi o vuoi conoscere, ma con cui condividi, in quel momento, un'esperienza di aggregazione. Insomma, la logica è: tanti gruppettini di persone che si conoscono e condividono il loro tempo piacevolmente, che, nel complesso, formano un "pubblico" che condivide un "sentimento tribale". Vi consiglio di dare un'occhiata a quella parte del testo di Cova, perché è veramente interessante
Scritto da: FulvioFortezza | 21/01/2009 a 10:07
Penso che un luogo simile, a forte contenuto esperienziale, permetta di conoscere molto bene le tendenze che possono esserci in atto, poichè i visitatoti-consumatori, quando vivono delle esperienze manifestano più facilmente il loro modo di essere, le preferenze.
Un contesto simile ai "grandi magazzini Lafayette", è stato creato a Dubai, nell'albergo a forma di vela. Essendo di livello altissimo, non tutti possono permettersi un alloggio lì, allora, per cercare di coinvolgere emozionalmente anche chi non è ospite dell'albergo, il piano terrà è stato completamente dedicato ai visitatori che vogliono viaggiare con la fantasia, che vogliono immergersi nel lusso per 1 ora. Inotre vengono anche allestite delle mostre. Tutto ciò a mio avviso è importante per valorizzare e accrescere l'interesse dei turisti, poichè Dubai si sta sviluppando sempre d più come meta turistica.
Scritto da: Magda | 21/01/2009 a 10:49
Ho letto articoli e libro di Cova su tribes, resto della mia idea che più si stiracchia il concetto e più lo si impoverisce.
Grazie del benvenuto, vi leggo spesso volentieri!
Scritto da: gabriele | 21/01/2009 a 15:49