Siamo in pieno periodo pre-elettorale in molte zone del nostro Paese. Ovunque si vada ci si imbatte inevitabilmente in nuove rotatorie, nuovi incroci, ponti fermi da anni finalmente in fase di completamento; insomma, tante nuove piccole e grandi opere disseminate qua e là, con l'obiettivo specifico di dare nell'occhio...
Mi direte: "ma che cavolo c'entra con il marketing?"
Bene, a chi ha studiato Politica Economica suggerisco di richiamare il concetto
del "ciclo politico economico" (1).
Ricordate?
Bene, si parte dalla constatazione che tendenzialmente le politiche economiche sono variabili nel tempo e soggette a "spinte" alterne e che in prossimità delle tornate elettorali qualsiasi Governo uscente vuole presentare un quadro dell’economia positivo e rassicurante, così punta a politiche espansive, per stimolare sviluppo ed occupazione e per "dare nell'occhio". In questo modo, si mira ad un effetto immediato in termini di benefici (effettivi e percepiti, miscelati in diversa misura a seconda dei casi), contando su un contraccolpo ritardato in termini di maggiore inflazione e deficit, che, appunto, in linea di principio si manifesterà solo dopo le elezioni (a risultato eventualmente "messo in cassaforte").
E mi chiedo: che cos'è questo se non un semplice quanto efficace meccanismo di marketing da parte della politica, che gioca sul "percepito"?
E' evidente che il meccanismo ruoti attorno agli "stimoli" offerti all'"elettore-cliente", che, in questo modo, vuoi o non vuoi, avrà una percezione di beneficio, o comunque di laboriosità e produttività. Anche i più scaltri credo che un po' si facciano influenzare, della serie: "ok, lo fanno da paraculi, ma almeno lo fanno".
Se poi si vuole raffinare la logica da parte dei Policy Maker, un po' di accorgimenti si possono prendere, con particolare riferimento a:
- la tipologia di interventi da realizzare, in modo da stimolare le migliori "corde emozionali" e da colpire l'attenzione dei "clienti" migliori, che, a seconda dei casi, potranno essere rappresentati dal cluster numericamente più cospicuo (agendo quindi "in prima battuta"), oppure dagli "opinion leader" (cercando quindi di innescare "meccanismi a catena");
- il modo in cui questi interventi vengono comunicati e qui si può fare un bel filtro per mascherare l'intento opportunistico.
Fulvio for Experyentya
(1) N. Acocella (2006), Fondamentali di politica economica, Carocci


Bel post. Guardando alla psicologia e non alla macroeconomia, si parla di fatto di un "recency effect": esposti ad una serie di stimuli, ci si ricordano gli ultimi piuttosto che i precedenti. Esiste però anche il cosiddetto "primacy effect", cioè il fatto che si ricordano i primi stimuli più che i successivi. Questo suggerirebbe che una volta eletti, le prime azioni governative rimarranno molto salienti nella percezione dei cittadini. Al momento delle successive elezioni, anche dei buoni interventi nelle primissime fasi del governo dovrebbero essere ricordati con facilità.
Scritto da: Gabriele | 25/03/2009 a 18:05
Ciao Gabriele, grazie del tuo apporto, sempre molto acuto.
Ritorno sul tema velocemente, dopo aver seguito il solito appuntamento del sabato mattino con TV Talk. Si parlava, fra le altre cose, di Obama e della sua strategia di comunicazione "integrata", citando, in particolare, la recente iniziativa realizzata continuando a fare leva sul web in modo intelligente e virtuoso.
In pratica, Obama ha dato la possibilità ai cittadini di esprimere tramite il sito web della Casa Bianca dei quesiti che fossero percepiti come particolarmente "caldi". Su questi key-factor (una selezione) il Presidente ha provveduto a fornire pronte risposte.
Un modo, questo, per tarare la comunicazione in modo efficace ed "autentico", cioè dando voce ai cittadini ed attivando preziosi flussi informativi bidirezionali, capaci di rafforzare la fiducia nei confronti del Presidente. E' anche un validissimo modo per acquisire nuovi feed-back informativi sul proprio "pubblico", nella consapevolezza (strategica) che una volta iniziato a "creare valore" facendo leva sul rapporto stretto con il "mercato" non si possa e non si debba tornare indietro, perchè l'effetto boomerang sarebbe netto.
A prescindere dal tecnicismo, la sensazione personale (mi concedo di farlo) è che ci sia una reale volontà di "interfondersi" in qualche modo con il proprio "pubblico". Come dice Gerken (1994), in presenza di condizioni di questo tipo il marketing (nella fattispecie, quello politico) "non serve più", nel senso che gli strumenti "push" perdono gran parte della propria importanza, a favore di nuove tecniche, maggiormente autentiche e relazionali.
Scritto da: Fulvio Fortezza | 28/03/2009 a 09:55