Durante il corso di Sociologia della Comunicazione ho
avuto modo di approfondire un particolare social network, ancora largamente
inesplorato e inutilizzato dalle aziende del settore: Polyvore.
A differenziare Polyvore dai più famosi social network, vi è la possibilità data agli utenti, oltre che di condividere la loro passione e "competenza", anche di dar vita a vere e proprie creazioni ("set personalizzati"), scegliendo all'interno di un grande "contenitore virtuale" (alcuni milioni di capi disponibili), grazie ai collegamenti con i siti delle più grandi marche di abbigliamento al mondo. E si è pensato anche alla distribuzione, visto che al provetto designer viene data la possibilità di ritirare la propria creazione in un punto vendita reale.
Nato negli USA nel 2007 ad opera di ingegneri ex dipendenti Yahoo, Polyvore conta oggi circa 650.000 iscritti (dato costantemente in crescita), prevalentemente donne.
Le amicizie virtuali che si creano hanno in comune l’amore per la moda e per tutto quello che è collegato a questo "mondo": gli utenti sono in contatto fra loro, si scambiano idee e consigli, partecipano a gare di stile, votano i look migliori, ecc: insomma, c'è condivisione ed in qualche modo "spirito di appartenenza".
Potremmo osare l'ipotesi che essendoci, alla base di questo social network, un "valore di passione" fondante, forse la forza propulsiva dei legami nel suo funzionamento è addirittura maggiore rispetto al "Grande Fratello Facebook"... Ecco perchè, a mio avviso, questo social network ha enormi potenzialità dal punto di vista del marketing.
Innanzitutto, ragioniamo sulle caratteristiche dell'utente-tipo: dando anche solo una semplice occhiata al sito, si capisce che esso è principalmente rivolto a “fashionisti”, che è frequentato, quindi, da persone super-informate, motivate e competenti. Si tratta, così, di possibili "antenne sensibili" rispetto al mercato ed al suo "spirito emergente", di soggetti privilegiati da coinvolgere - perchè no - anche in processi di innovazione di prodotto o di costruzione dei significati del brand, di interessanti "nodi" da attivare per veicolare messaggi virali, ma ben calibrati.
In termini di comunicazione bisogna poi considerare che gli utenti di Polyvore nella maggior parte dei casi sono anche utenti di social network più "generalisti" come Facebook, utilizzano abitualmente YouTube, possiedono un blog. Di conseguenza, è facile immaginare quali possano essere gli "effetti a catena" ed il buzz che si possono scatenare con iniziative ben calibrate.
Con tutte queste potenzialità, le aziende del settore hanno di certo uno strumento in più per catturare l'attenzione ed il "cuore" della propria clientela, tanto più mentre ci si sposta dall’era del “siamo anche su internet con il nostro sito“ (più che altro come vetrina informativa, spesso "piatta") a quella del “siamo presenti in molti social network, che ci forniscono opportunità enormi di relazione con i nostri clienti-partner”.
Valentina Castelli (studentessa di Marketing e Comunicazione d'Azienda, Facoltà di Economia, Università di Urbino "Carlo Bo") for Experyentya


Ciao Valentina, ho letto con molto interesse il tuo post. BRAVA!!! Vorrei comunque sia approfittare quindi per fare alcune riflessioni. Innanzitutto, penso che gli "internetnauti" dopo una prima fase di frequentazione di social network generalisti sia sempre più attratto nei da network specifici. Ora il bisogno che si cerca di soddisfare con l'iscrizione è "essere presenti" in una mega piazza virtuale e di "apparire". Successivamente prevedo una domanda sempre più attente e selettiva alla ricerca di rapporti autentici ed interessanta ad instaurare un valore di legame. Un esempio interessante è www.iqons.com! D'accordissimo sul fatto che le imprese dovrebbero saper sfruttare al meglio i socialnetwork e soprattutto assumere la consapevolezza di quanto sia importante monitorare gli spazi virtuali. Qualche giorno fa ad esempio ho notato un gruppo su facebook che denigrava il marchio "HOGAN". Il gruppo era formato da circa 6.000 individui. Sarei curioso di sapere se l'azienda è iscritta!!!
Scritto da: Andrea Buratti | 18/06/2009 a 15:20
Un altro esempio di unione tra moda e Web 2.0
http://www.facebook.com/ext/share.php?sid=97248379829&h=7WDD8&u=z1Ftp&ref=mf
Scritto da: Magda | 30/06/2009 a 23:31