Lo scenario sociale e quello mediatico del nostro Paese stanno mutando in maniera irreversibile: urgono dunque strumenti innovativi per suscitare l'attenzione dell'opinione pubblica, superando i tradizionali strumenti di comunicazione pensati per l'ormai decadente "modernismo".
Ecco a cosa mi riferisco:
- la crisi del concetto tradizionale di politica fondata su "codici" sempre meno efficaci, autoreferenziali e lontani dal contesto sociale di riferimento;
- canali televisivi sempre più guidati da logiche di fazione e di contrapposizione, che selezionano e orientano l'informazione in modo da generare precisi obiettivi di consenso (prestabiliti);
- quotidiani che ormai vengono letti solo dal 20% degli Italiani, ovvero una piccola fetta di individui "iperfidelizzati", in grado di recepire solo la notizia coerente con la propria "fede" politica.
In questo contesto, è necessario avviare un "nuovo corso" se si vuole diffondere libera informazione tra un ampio numero di individui, stimolando la riflessione e l'approfondimento.
Per far ciò servono strumenti che nascano innovativi in quanto trasversali, senza una precisa connotazione politica o ideologica di partenza (che spesso imbriglia e vincola il libero pensiero) ed in grado di arrivare a tutti, superando le tradizionali "fazioni", che, come detto, connotano ancora Tv e Stampa in Italia.
Facciamo riferimento a strumenti generati e sviluppati mediante processi bottom-up, quindi spontanei, perchè determinati da singoli individui che si aggregano con grande velocità, forza e dinamismo attorno ad idee comuni di cambiamento (ed in cambiamento).
In quest'ottica, si stanno diffondendo spazi di informazione on-line completamente aperti, con contenuti selezionati dal proprio pubblico, come, ad esempio, Current ed Agoravox. Anche i più diffusi Social Network, oltre ad essere spazi di espressione delle proprie preferenze verso il mondo, sono sempre più veicoli utili per far convergere l'interesse dell'opinione pubblica su fatti di interesse comune, generando azioni concrete di cambiamento della società.
Così, ad esempio, su Facebook, oltre a potersi iscrivere al gruppo che ha il "nobile" obiettivo di dimostrare affetto e sostegno alla "Nutella" o alla pizza margherita, ci si può anche imbattere in un altro che denuncia uno scandalo politico, finanziario o sanitario di dimensioni apocalittiche e, magari, si può cominciare ad interessarsi alla questione divenendo a propria volta "veicolo di diffusione" della notizia nel proprio network di contatti.
C'è da dire, poi, che ci sono aree del Mondo come il Medio
Oriente dove l'informazione tradizionale è spesso controllata dall'autorità
governativa e dove, quindi, strumenti come i blog, Youtube, Twitter e Facebook diventano
avamposti eccezionali utilizzati dai dissidenti e dai contestatori di regime
(come sta
accadendo in Egitto, con gruppi di opposizione nati e cresciuti
proprio sui social network). Si tratta di un tema molto caldo in questi giorni anche in Iran, in virtù dei gravi recenti accadimenti collegati
alle
elezioni politiche.
Siamo quindi di fronte ad un mondo nuovo, con un forte potenziale di democratizzazione delle informazioni e delle conoscenza, con effetti consistenti, che spaziano dal mondo delle imprese alla società civile.
Fabio Valerio x Experyentya


Per quanto riguarda le elezioni provinciali di pesaro e urbino su fb è successa una cosa molto particolare.
Matteo Ricci, candidato PD che poi ha vinto le elezioni, non ha creato gruppi o pagine particolari che trattavano di politica. Si è limitato a fare una sua pagina personale dove, oltre a parlare di se e mostrare i suoi interessi, mostrava le foto del tour provinciale fatto in campagna elettorale.
Mi sembra che sia stato molto bravo e abbia fatto un buon marketing della sua persona, non trascurando mai il supporto comunicativo off-line.
I suoi avversari, invece, hanno creato la paginetta gruppo abbastanza trascurata, e con informazioni che sinceramente avrebbero letto solo pochi.
Avanti i giovani.
Scritto da: Magda | 10/07/2009 a 19:50
Ciao Magda, sono pienamente d'accordo. Del resto, questa è anche una chiara tendenza in atto nel mondo delle imprese, da parte dei marketer più svegli. Si è tutti un po' stanchi della presenza "grigia" che gran parte delle imprese e dei brand (anche quelli importanti) hanno sul web 2.0, che, invece, deve essere, oltre che veloce, anche molto "personale". Parliamo di un "mondo di relazione", dove la pagina ufficiale ed istituzionale del brand molti non se la filano, anzi, magari li indispone pure, mentre la presenza delle persone (taluni membri dell'organizzazione) può essere empatica. Del resto, le imprese sono fatte di persone e nell'era del societing questo è particolarmente vero e critico, nel bene e nel male.
Insomma, i manifesti "elettorali" (latu sensu) hanno ampiamente rotto le scatole. In politica, poi, è roba assolutamente vecchia.
Ho in programma prossimamente un post proprio su politica, frammentazione della società e reti, che credo ti piacerà.
Scritto da: FulvioFortezza | 10/07/2009 a 20:19