Di marketing verde e di sostenibilità ambientale abbiamo già parlato: è uno dei "must" della "nuova era". Allo stesso modo, abbiamo parlato del ruolo centrale che l'Università può avere nella creazione di valore per la società; in quel post si faceva riferimento, nello specifico, alla creazione di opportunità concrete di occupazione e di autoimprenditorialità per giovani motivati.
Oggi torniamo sul pezzo ed incrociamo i due temi, rendendo ancora una volta merito all'Università di Ferrara.
Adottando la validissima prospettiva reticolare allargata di Gummesson e quella sistemico-territoriale, possiamo vedere l'Università come un perno, un "centro motore" per la generazione di valore economico, di know-how (base ed al tempo stesso "moltiplicatore potenziale di valore economico") e di valori, che rappresentano oggi il presupposto ineludibile per uno sviluppo del sistema sociale e produttivo su basi realmente "solide".
Di certo sono in molti a pensare che, dopo l'onda d'urto della crisi economica globale, molte cose "torneranno al loro posto"; in realtà, siamo di fronte ad una grande occasione, per un "worldshift", o forse si tratta addirittura di un "dovere", quindi il tutto va considerato con grande serietà.
Questo restituisce all'Università, che per molti versi è disastrata ed arranca, per motivi che sarebbe troppo lungo e complicato spiegare in questa sede, un ruolo centrale, per sostenere ed orientare il cambiamento.
Da questo punto di vista, merita un plauso l'iniziativa dell'Ateneo ferrarese di farsi promotore di una politica ambientale incentrata sulla sostenibilità, che non mi sembra un vacuo "manifesto promozionale", ma un piano serio, che riflette esattamente quella che, nella prospettiva d'osservazione che abbiamo assunto, dovrebbe essere un'Università:
- fonte di sapere, che orienti le imprese e la Comunità, diffondendo tools e buone pratiche (ambito della ricerca e della formazione);
- responsabile "in prima persona", iniziando a riorganizzarsi al proprio interno per evitare comportamenti scorretti (ambito dell'organizzazione e delle procedure interne) e per dare quindi il "buon esempio".
Insomma, sebbene per molti altri versi questo Ateneo mi faccia seriamente perdere le staffe... qui non posso che essere soddisfatto. Peraltro, mi sento anche orgoglioso di fare parte di un'organizzazione che abbraccia una filosofia di questo tipo. Non si tratta di un aspetto irrilevante, perchè è evidente che un messaggio "alto", veicolato da un soggetto unanimemente riconosciuto come credibile ed autorevole acquisisca tutt'altra portata. Mi aspetto e mi auguro che questo sentimento venga condiviso dagli altri "membri della Comunità".
Fulvio for Experyentya


Ciao Fulvio, scusa se commento qui il post ma mi sembrava eccessivo-da partedi libero.it- chiedermi 50.000 domande e obbligarmi a registrarmi per poter commentare...ma questo è un altro discorso.
Ti volevo ringraziare per il complimento che hai fatto sulla mia rubrica-blog comunikafoodin più volevo anche commentare il post a cui facevo riferimento prima citando "l'incidente critico" di Tripp(1993) “Gli incidenti critici che si presentano come ‘svolte radicali sono eventi
abbastanza eccezionali. La maggior parte degli incidenti critici non sono eventi drammatici o evidenti.
Essi sono in genere semplici racconti di eventi ordinari che si verificano nella pratica professionale
abituale e che sono critici nel senso, abbastanza diverso, di essere indicativi di tendenze, motivi, strutture
sottostanti. Questi incidenti a un primo sguardo possono essere definiti ‘tipici’ più che critici, ma è l’analisi
che li trasforma in critici ”. tratto da [ rivista formez
Ciao Fulvio
continuo a seguirti...
Scritto da: daniele vinci | 19/07/2009 a 15:15