In questo caso, farsi promotori e supporter di una simile realtà ha un valore molto alto e sinceramente spero che ci aiuterete in questo intento. Fate girare questo post, commentatelo o semplicemente riflettete bene, come abbiamo fatto noi, su che cosa significhi davvero creare valore per le aziende (soprattutto le più piccole) e per un territorio. In un momento come questo, per una terra martoriata come l'Aquilano, è davvero il caso di fare sistema ed andare sul concreto.
"Lascio la parola" all'azienda. Per info, potete dare un'occhiata al sito o contattare il figlio dei proprietari, giovane ed intraprendente aspirante marketer, Claudio Calvisi (claudiocalvisi@yahoo.it).
Entrando nei nostri locali abbiamo cercato di salvare le bottiglie che ancora penzolavano sugli scaffali, raddrizzato qualche cartone di dolci ancora recuperabile, schiacciato o precipitato sugli altri, abbiamo coperto i pavimenti allagati dai nostri liquori, con tanti cartoni e... uscendo frettolosamente ad ogni scossa, abbiamo messo in sicurezza quanto potevamo. Lavorando con frenesia, quasi rabbia, cercando di non guardarci negli occhi, stravolti dall'atroce nottata e dalla paura e per non confessarci quella triste realtà, che ognuno di noi stava provando a nascondere anche a se stesso.
Ci siamo sentiti a distanza di ore con tutti i dipendenti. Sì, tutti vivi, tutti con la stessa domanda: "cosa faremo signora, il laboratorio come sta?"
Quella mattina ho promesso a tutti loro che ce l'avremmo fatta. Del resto, il laboratorio era ancora in piedi e tutti loro vivi . Non poteva che essere un buon presagio: "ragazzi, dovremo avere solo pazienza e forza di volontà, ripartiremo meglio di prima con più forza e decisione, siatene certi".
La nostra volontà non ha mai vacillato. Da quella mattina abbiamo iniziato a lanciare il nostro SOS a tutti coloro che ci telefonavano per salutarci, per sapere di noi, della nostra vita e del nostro lavoro: "Aiutateci a lavorare. Non fateci donazioni, vogliamo lavorare".
Il 15 aprile, quando ci siamo veramente resi conto dell'entità del disastro, della catastrofe, quando abbiamo preso coscienza di essere dei sopravvissuti ad un evento epocale, della drammaticità della situazione per noi aziende, che avevamo perso clienti e rivenditori tutti, forse per anni, ho scritto una lettera con una semplice richiesta di aiuto a tutti i miei clienti e fornitori, fuori dal territorio Aquilano: "Tutti potete aiutarci, permettendoci di lavorare, perchè è il lavoro che dà la dignità all' uomo. Si può vivere in una capanna, in una casa di legno, ma sentirsi liberi. Al contrario, si può avere una reggia, ma senza il lavoro si rischia di dover chiedere come favore quello che è un diritto e quindi piegarsi a ogni ricatto, perdendo così la propria dignità".
Attualmente, i pochi ordini che abbiamo sono in gran parte ordini solidali di persone che hanno raccolto la nostra richiesta con spirito di solidarietà fattivo. In seguito ho contattato le Associazioni di Categoria sollecitandole a chiedere aiuto alle direzioni delle altre regioni e a quelle nazionali. Ho detto loro: "chiedete a tutti che ADOTTINO le aziende aquilane come si fa con un figlio, traghettandolo ad una età in cui potrà fare da solo".
Da allora, ogni giorno, incessantemente, stiamo lottando per trovare lavoro, abbiamo ripreso la produzione il 12 maggio e già 4 volte abbiamo dovuto sospenderla per mancanza di ordini. Abbiamo cercato tutte le strade possibili per fare le forniture a qualche campo, prima portando a tutti i C.O.M. una richiesta,accompagnata da una campionatura, e da un listino prezzi. Poi siamo andati al DICOMAC per la stessa procedura: campionatura listino e lettera per accredito.
Poi, anche in seguito alle indicazioni del dott. Bertolaso di aiutare a ripartire le aziende aquilane, siamo stati rinviati ai Sindaci deì vari Comuni.
Abbiamo allora inviato circa 50 raccomandate con ricevuta di ritorno a tutti i Sindaci del cratere, ma tutto è stato vano. Siamo stati rimbalzati dall'uno all'altro ente o autorità senza trovare una soluzione alla nostra richiesta di lavoro, solo lavoro.
In uno degli ultimi tentativi al Com 1 ci è stato detto di chiedere Campo per campo se c'era bisogno di dolci e poi far fare da loro la richiesta al COM. Un vero FILM tragico, senza regia.
In ultimo era rimasta la possibilità di presentare i nostri prodotti al G8, la grande occasione per L'Aquila, quindi anche per noi, ma cosa è successo? Bene, l'azienda selezionata per la fornitura dei dolci è una nota azienda di Atri già famosa, non facente parte del cratere, non presente nell'elenco delle aziende "da aiutare a ripartire".
Le aziende che dovevano essere aiutate pur di esserci sono state sollecitate a fare omaggio dei loro prodotti, non a fare delle forniture. La nostra doveva e dovrà essere una vera cordata, perchè solo così, senza le individualità e i particolarismi, potremo salvare le nostre aziende, i posti di lavoro e indirettamente la nostra città.
Dove abbiamo sbagliato, quale altra strategia dobbiamo usare, quale recondito percorso dobbiamo fare, quale umiliazione dobbiamo subire per far sopravvivere la nostra azienda salvata dal sisma?
Distinti saluti

Situazioni come queste purtroppo continuano a sottolineare la tristezza di una burocrazia perniciosa e di una mancanza di elasticità tipiche della politica italiana.
In questo caso ci aggiungerei un pizzico di menefreghismo, forse pensano che basti staccare un assegno per rimettere su due case e tutto vada a posto...!!!
Non è facile come situazione ma io proporrei di utilizzare questa storia, non so ad esempio creare un evento in associazione a tutte le altre piccole imprese della vostra zona in cui raccontate "disavventure" come questa e chiedete "loro" di "svegliarsi" e allo stesso tempo mostrare i prodotti che producete.
Non sapendo esattamente la situazione "fisica" della zona non so dare ora consigli "pratici", propongo un titolo: "Addolciamoli".
Scritto da: Alessio Brunelli | 27/07/2009 a 10:06
ciao alessio,
grazie per il tuo contributo. nel post ci sono anche i riferimenti di claudio, al quale puoi sottoporre le tue impressioni e i tuoi suggerimenti. non entro in questione di merito, non è il caso, ma, al di là di tutto, sono convinto che diffondere informazioni e creare consapevolezza sui problemi da affrontare e sul da farsi sia la strada migliore per interventi utili e di valore.
Scritto da: FulvioFortezza | 27/07/2009 a 10:10
E' ovvio che nella stessa disperata situazione di crisi si trovano moltissime aziende abruzzesi (soprattutto PMI), che oltre a far fronte alla crisi economica globale stanno fronteggiando una grande tragedia umana ed economica.
Il punto è: cosa può fare il marketing per l’Abruzzo?
- A lezione abbiamo parlato di marketing territoriale, inteso come approccio volto a rafforzare la capacità di un’area geografica di attrarre e mantenere (in questo caso) le componenti di domanda (persone fisiche e organizazioni) funzionali allo sviluppo sostenibile di un'area. In particolare è interessante il cosiddetto piano della “connessione” del marketing territoriale, ossia attuare quelle condizioni che permettono al territorio di individuare le opportunità di sinergie con altre aree. Si potrebbero pertanto attivare progetti interterritoriali concreti (delle collaborazioni pianificate tra aziende), non lasciando quelle abruzzesi in difficoltà al loro destino.
- Potrebbe essere creata (se già non lo è stato fatto) una rete di docenti e professionisti che siano in grado di attuare la strategia di rilancio per il territorio abruzzese, sotto molteplici punti di vista (turistico, produttivo, agricolo).
- Non basta lo slogan “comprate abruzzese”, è necessario attuare un piano di marketing territoriale allo scopo di aumentare l’attrattività delle zone colpite dal terremoto e spingere le imprese nazionali ed internazionali a ricominciare ad investire in tali zone. Si potrebbero organizzare degli incontri dove comunità accademica e professionisti d’impresa parlino e collaborino al proposito.
Se si riesce anche in questo caso a vedere la crisi come opportunità, la regione Abruzzo può sfruttare questa situazione per rilanciare la propria economia nel lungo termine.
Scritto da: Simone Moriconi | 27/07/2009 a 12:15
ciao simone, sono d'accordo, gli spot non bastano, anzi, così come sono ora e come sono stati sempre, irritano anche. bella l'idea che hai avanzato della "cordata" o della "rete", anche se molto difficile da implementare, per il vecchio e caro "dilemma del prigioniero". io, personalmente, credo molto nel valore del network e spero che gli "amici" che ho contattato per questo "caso" vogliano unirsi a me in questa iniziativa. ma credo anche che il futuro possa essere determinato anche da iniziative che partono "dal basso", realizzate in partnership da ragazzi come te, come alessio, magda e gli altri che ho il piacere di leggere su questo blog. a 31 anni sono ancora fiducioso sulla possibilità di cambiare un po' di cose e sono anche convinto della forza dirompente che viene dall'entusiasmo, dalla passione e dalla visione di giovani non evanescenti. il sistema, ad un certo punto, può addirittura diventare una variabile secondaria.
Scritto da: FulvioFortezza | 27/07/2009 a 14:01
Situazione alquanto difficile da sostenere... Sicuramente questa azienda ha un grosso potenziale e deve sfruttarlo puntando sulla tipicità e sul valore territoriale del prodotto...
E ancora, è giusto utilizzare la rete così che le persone, e soprattutto i giovani, possano capire tali problematiche ed aiutare a risolverle...Ad esempio è stata molto giusta l'idea di rivolgersi a questo blog...E perchè non farlo ancora??
Spero vivamente che tutti questi problemi si possano risolvere...
Scritto da: Michela Carchia | 04/08/2009 a 13:31