Sono ormai anni che le piccole librerie si trovano a dover rispondere, in maniera
creativa, alla concorrenza di aggressivi megastore (come Feltrinelli, Mondadori,
Fnac), che puntano su ampi assortimenti despecializzati, prezzi molto
competitivi e varie componenti di entertainment.
Così, per sopravvivere, le piccole librerie sono costrette continuamente a reinventare il proprio sistema di offerta, puntando su nuove modalità di creazione del valore per il cliente.
I risultati sono alterni... molte formule non riescono a
sopravvivere, ma alcune riescono a ritagliarsi un proprio spazio, in parte al
riparo dalle grandi catene.
Analizzando alcuni casi presenti nella Fiera Internazionale del Libro di Torino, tenutasi lo scorso maggio, ho tratto degli spunti sul alcune scelte di mercato
che stanno perseguendo piccole librerie indipendenti, che cercano di valorizzare quello che probabilmente è il loro principale
punto di forza, ovvero il contatto personale con il cliente (un
classico punto di forza proprio delle Pmi), aggiungendo diverse componenti di
servizio al prodotto "core"; in particolare:
- il personale di vendita assume sempre più un ruolo di "consigliere personale": facendo leva su forti capacità di ascolto empatico e di esplicitazione delle esigenze del lettore, i negozianti cercano di aiutare ed orientare i clienti verso le letture più interessanti, evitando loro l'"effetto disorientamento" da scelta incerta. Questo è evidentemente un plus importante per coloro che si recano in libreria "per curiosità" e che ne possono uscire con un buon libro in mano e per coloro che hanno il piacere per la lettura, ma non dei generi/autori preferiti e magari nemmeno un background particolarmente solido;
- si cerca di rispondere con format sempre più specializzati e con assortimenti profondi, in un'ottica di strategia di segmentazione concentrata; è il caso, ad esempi, delle librerie che vendono solo gialli;
- si reinterpreta il concetto classico della libreria, in un'ottica più ampia, per farlo evolvere sempre più verso un luogo di incontro e di condivisione di passioni letterarie: nascono, così, format sempre più ibridi, frutto della commistione di componenti di servizio diverse, ma complementari. Ad esempio, in alcune librerie si dà la possibilità di degustare vino, assaporare specialità culinarie e discutere con altri per consigliare letture, con chiusure delle librerie prolungate fino a dopocena; in altre si organizzano incontri di letture tenuti da attori professionisti, a cui segue uno spazio di discussione; in altre ancora si organizzano laboratori ristretti, con l'obiettivo di trasformare appassionati lettori in scrittori di successo.
Fabio Valerio for Experyentya

Salve Fabio sono completamente d'accordo con lei su quanto ha esposto nel suo post in maniera molto chiara ed esemplare.
Oltre a tutto quello che lei ha elencato mi permetto di aggiungere qualche esempio preso direttamente dalle librerie della mia città (Riccione), ne esistono varie tutte piccole e per ora sembrano sopravvivere tutte.
Queste librerie oltre alla vendita di testi offrono altre tipologie di prodotti come ad esempio la tradizionale cancelleria.
Molto interessante il fatto che nel periodo estivo si organizzano incontri con l'autore dove il pubblico risponde positivamente in termini di acquisto del libro oggetto della serata.
Bisogna poi considerare che molte librerie sono specializzate nell' offire ai lettori titoli che difficilmente sono reperibili nei mega store. Molti di questi titoli sono esposti all' aperto e vengono scontati (non i bet sellers ovviamente). Insomma valgono tutte le sue considerazioni, a prescindere dal fatto che una piccola libreria deve puntare sul servizio personalizzato verso il singolo cliente.
Scritto da: Ernesto | 21/09/2009 a 17:32
Ciao Ernesto, ti ringrazio. Mi fa piacere che le piccole librerie Riccionesi resistano!
In effetti, su tutti, credo che i due aspetti maggiormente in grado di mettere al riparo i piccoli librai siano la specializzazione dell'offerta e la cura del rapporto con il cliente.
Scritto da: Fabio | 21/09/2009 a 18:03
Buonasera,a proposito di questo argomento vorrei riportare come esempio quello della "Rivendita di libri Cioccolata e Vino" a Roma, nel quartiere Trastevere,di cui ho scoperto l'esistenza due settimane fa durante un soggiorno a Roma; si tratta di una piccola libreria, dall'ambiente molto accolgiente ed invitante, all'interno della quale è possibile acquistare testi teatrali o libri usati o semplicemente assaggiare uno shortino a base di cioccolata e panna abbinati a qualche digestivo. E' un'alternativa sia al solito pub o birreria e sia ai grandi megastore come la Feltrinelli; è un luogo più "intimo" dove è possibile divertirsi e informarsi su eventi teatrali o letterari. Proprio per questa sua particolarità è diventato una tappa da non perdere in una eventuale visita alla città romana.Attira infatti ogni giorno tantissimi turisti, studenti e persone della zona.
Scritto da: carla | 15/10/2009 a 23:47
Ciao Carla,
in effetti dalla descrizione che dai questo store appare molto autentico, decisamente affascinante.
Le offerte impacchettate e patinate probabilmente hanno stancato molti.
C'è bisogno di scoprire e vivere questi "luoghi", dove probabilmente tendono anche ad instaurarsi contatti o legami non banali, basati sulla condivisione di un modo, di una passione, di momenti contemplativi.
Peccato che spesso siano posti che si scopre solo grazie al passaparola (che però si può incentivare) o per caso.
Scritto da: FulvioFortezza | 16/10/2009 a 08:23