Del tema avevamo parlato facendo cenno alla trovata dei fastidiosissimi "pop-up", capaci di insinuarsi in modo apparentemente meno fastidioso degli spot classici nel corso delle nostre esperienze di fruizione come telespettatori.
Una, solo una delle tante risposte di media e creativi rispetto ad una decisa rivoluzione e messa in discussione delle regole del "fare pubblicità". Maggiore impermeabilità ai messaggi, maggiore autonomia del consumatore rispetto alle sirene dei "commercial" ed "affollamento comunicazionale" sono minacce reali per la produttività delle Campagne.
Altra risposta, che oramai sta diventando una prassi, sono le Campagne "a puntate" (teaser), con elementi ludici, di intrattenimento, con tanto di "story-telling". In questo caso, il fattore vincente è l'interesse di molti verso "quello che potrà succedere" nella puntata successiva e quel sentimento di simpatia e vicinanza ai personaggi che tende a svilupparsi, un po' come accade con i film (di fatto, si tratta di minifilm).
C'è poi la Pubblicità Interattiva (dove l'utente può interagire con lo spot, decidendo cosa approfondire o cosa skippare), che, però, finora nel nostro Pese è rimasta un esperimento di pochi casi isolati.
Ma interattive possono diventare anche le suddette campagne teaser, grazie ad internet e ad un intreccio virtuoso Tv/Web, nel momento in cui, arrivati ad un certo punto della Campagna, si decidesse di lasciare agli utenti il compito di scegliere l'epilogo più gradito, appunto votando sul sito web del brand interessato, il che conferirebbe anche ulteriore "vitalità" al sito stesso.
C'è poi il Product Placement, di cui abbiamo parlato varie volte, che probabilmente rappresenta l'evoluzione più raffinata della comunicazione aziendale (1) e che nei budget di molte aziende comincia sicuramente a sottrarre risorse proprio alla Pubblicità classica.
Infine, va sottolineato un fenomeno interessante, di "back to basic". Già, perchè fra tante novità ed evoluzioni possibili, ecco un ritorno a codici e schemi del passato, in alcuni casi (avevamo parlato di Dash, ad esempio), e, in altri, la tendenza a puntare su messaggi diretti, semplici, di efficacia immediata. La logica è: "in un momento in cui mlti consumatori non credono più a promesse roboanti e spropositate e dove c'è la corsa al colpo ad effetto, perchè non comunicare con lo stesso linguaggio che userebbe il cliente?".
Ecco, così, la scelta di Olaz, che fa
leva su un parallelo di sicuro appeal "prezzo vs efficacia del prodotto", con la
garanzia di fondo di un brand forte, a tutto vantaggio di un aumento del Valore
Differenziale Percepito e della possibilità di difendere il premium-price.
Allo stesso modo, ecco la scelta di Granarolo per Yomo,
con la trovata della "lista di ingredienti più corta che c'è".
Come direbbero i saggi, "a me mi piace"... E voi, cosa ne pensate?
Fulvio for Experyentya
(1) Borello D., Dalli D., Gistri G. (2008), Marche alla ribalta. Il product placement cinematografico in Italia e la sua gestione manageriale, Egea, Milano


Il tema è veramente interessante! Da segnalare il teaser di Madonna per l'uscita del video della canzone "Celebration"
Scritto da: Andrea Buratti | 14/10/2009 a 09:37