
Tempo fa avevo scritto
un post sulle fortissime contiguità fra il ciclo politico-economico ed il "marketing del consenso".
Bene, torno sull'argomento per condividere con voi riflessioni su un
tema molto attuale e - per me come per molti altri - da tempo terribilmente chiaro.
Quali sono le logiche di sviluppo economico-produttivo di molti territori del nostro Paese? Quali dinamiche "perverse", ad esempio, portano a localizzare su baie ed insenature da sogno l'industria pesante? Che cos'è che non funziona?
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Le analisi socioculturali già da qualche tempo rivelano
come oramai le clusterizzazioni della società e del mercato per fasce d'età
abbiano perso significatività, se è vero che un 20enne ed un 60enne quasi
inaspettatamente possono condividere stile di vita e comportamenti di
consumo.
Riprendendo un'interessante analisi di Francesco Morace, oggi
parliamo dei "Pleasure Growers", i boomers che non accettano di essere
incasellati nel profilo della "terza età", che riscoprono e rilenciano i valori
delle utopie giovanili, ma filtrandole attraverso le esperienze vissute e la maturità
raggiunta.
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Il concetto di "
impresa proattiva" di Valdani (1) si sta rivelando sempre più "attuale". Il mondo ed il mondo del business cambiano a
ritmi vorticosi e sempre più le imprese devono "
gestire il presente preparandosi al futuro", con una rilevante capacità di cogliere e di presidiare i "
segnali deboli", che, però, man mano diventano sempre più forti e nitidi, richiedendo
mosse concrete e ben calibrate.
Così,
ecco oggi Renault già pronta ad introdurre sul mercato (nel 2012) l'auto verde ed orientata al benessere dei passeggeri, secondo logiche di
experience design (2), per creare valore per un consumatore che sempre più cercherà
risparmio, rispetto dell'ambiente, "coccole e finezze".
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La
capacità competitiva delle città dipende da un'
insieme complesso
di risorse specifiche (tangibili ed intangibili), strettamente interagenti,
ma che spesso sono gestite secondo logiche distinte, spesso in conflitto.
In realtà, il "
valore complessivo della città" è un
costrutto
"olistico", che non dipende solo dalla qualità degli
asset
"di partenza" (paesaggio, architettura, beni culturali, ecc), difficilmente
replicabili in altri contesti, ma anche dalla capacità dell'"
organo di governo"
locale di sfruttarli in modo sinergico (1).
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