In realtà, il "valore complessivo della città" è un costrutto
"olistico", che non dipende solo dalla qualità degli asset "di partenza" (paesaggio, architettura, beni culturali, ecc), difficilmente replicabili in altri contesti, ma anche dalla capacità dell'"organo di governo" locale di sfruttarli in modo sinergico (1).
Nella prospettiva di questa clientela, la qualità percepita dell'offerta cittadina dipende da:
- l'offerta universitaria, a sua volta scindibile in elementi "soft" e "hard", come la qualità dei corsi, dei docenti, delle strutture fisiche d'ausilio (biblioteche, aule, ecc), dei servizi di supporto (come la mensa), la snellezza delle procedure amministrative;
- l'offerta ricreativa e culturale: collegata al patrimonio storico e artistico della città, agli eventi, al design urbano, ai musei, teatri ed altri strumenti di aggregazione e socializzazione;
- l'offerta commerciale: numero, tipologie, ubicazione, ampiezza, profondità merceologia e prezzi dei diversi format disponibili;
- servizi di accessibilità e di supporto: trasporti pubblici, parcheggi, strutture sportive, ecc.
Nell'ottica dell'offerta, invece, ciascuno di questi aspetti è sotto il "dominio funzionale" di determinati player (Amministrazione Comunale, Associazioni di Categoria, Università, Enti di servizi pubblici), che spesso agiscono in modo isolato, senza condividere un preciso progetto di sviluppo urbano.
Ci sono diversi problemi che impediscono lo sviluppo di progetti di marketing urbano come questo di Urbino:
- il ciclo di vita politico ha un respiro troppo breve: molte iniziative di sviluppo urbano sono ideate da uno schieramento politico con un ottica limitata al ciclo elettorale. In altri termini, i progetti di sviluppo territoriale vengono collegati ad un determinato ciclo politico, con il rischio di vedere la propria fine assieme a quella dei Partiti (o coalizioni) promotori;
- non funzionano approcci che siano esclusivamente top down o bottom-up: diverse iniziative falliscono perché vengono calate dall'alto (dall'Amministrazione Comunale), senza che ci sia il giusto coinvolgimento ed interesse da parte dei pubblici-obiettivo e degli stakeholders locali. Anche quelli che nascono esclusivamente dal basso, cercando di aggregare successivamente i diversi stakeholder, si risolvono spesso in fallimenti se non riescono ad ottenere il necessario supporto in termini di visibilità e di risorse economiche;
- esistono blocchi funzionali ed obiettivi divergenti (anche all'interno dell'Amministrazione Comunale): come per molte imprese, anche nelle Amministrazioni locali le decisioni vengono assunte da singoli Assessorati (afferenti a diversi Partiti Politici della coalizione), che agiscono spesso in modo isolato ed in conflitto rispetto agli altri.
Insomma, oggi le città possono riscoprire (rinnovandola) la loro "centralità", ma senza dimenticare la loro intrinseca dimensione sistemica, che richiede sforzi importanti, in chiave relazionale e progettuale.
Fabio Valerio for Experyentya
(1) Caroli M. (2006), Il marketing territoriale. Strategie per la competitività sostenibile del territorio, Franco Angeli, Milano.


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