Economia della conoscenza: il futuro è adesso!

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Dicono che l’economia sia noiosa, dicono che i “pensatori“, soprattutto quelli in ambito manageriale, siano spesso inconsistenti.

A questi dubbiosi e scettici consiglio di leggere un libro del prof. Enzo Rullani (1, 2), che incanta con le parole ed apre sconfinati sentieri, non solo filosofici e filologici, bensì strategici, seguendo direttrici che mettono d’accordo “chi fa” (le imprese) e “chi studia chi fa” (l’accademia).

Vi riporto, in ordine sparso, alcuni spunti passaggi-chiave di molti speech di Rullani sul tema (attualissimo) dell’economia della conoscenza:

  • oggi i soldi li si fa con la conoscenza: è richiesto, però, un nuovo modello di business. Quale la direzione verso cui andare? È importante capire come le imprese valorizzano le conoscenze che hanno;
  • anche i territori sono “addensatori di conoscenze”, più o meno legate alla storia ed alle specificità
    dei luoghi. Sono collettori di risorse e di conoscenze, o meglio, devono esserlo;
  • la conoscenza oggi è in grado di produrre valore, espresso dal valore economico-finanziario, ma non solo;
  • il concetto di valore è multiforme e multilivello e sempre meno legato alla trasformazione fisica dei beni;
  • il progresso tecnologico e della conoscenza rende più rapidamente obsoleti i beni: un bene ancora utile perde valore, perché le conoscenze che incorporano diventano “vecchie”;
  • oggi è sempre più vero che “il futuro non lo si prevede, lo si fa”. A tal fine, è necessario intraprendere un processo di esplorazione del nuovo in vista di un possibile risultato: ci sono degli “esploratori”, che devono avere le giuste idee e crederci. Questi possono anche utilizzare delle
    mappe ricavate da precedenti esploratori. Non si va avanti da soli, ma “in carovana” (in team), misurando ogni giorno i risultati ed il cammino fatto ed aggiustando le valutazioni per il futuro. Quello che conta è il viaggio, non la meta. Si può partire per cercare una cosa e trovarne, poi, molte altre;
  • il valore (quindi anche la conoscenza) deve essere condiviso (bisogna “condividere una scommessa sul futuro”) e questo rileva anche per quanto concerne i rapporti banca-impresa;
  • la globalizzazione è un fattore dirompente per le singole economie e per gli equilibri fra di esse: le “reti” sono una risposta al problema. Date le condizioni odierne, il mercato non può funzionare come “regolatore degli equilibri fra gli operatori economici”;
  • il meccanismo delle reti è adatto a spiegare anche l’attuale conformazione della società, i trend
    del consumo e l’evoluzione del marketing
    . Oggi abbiamo di fronte reti di consumo e di consumatori, che si muovono flessibilmente ed in modo fluido. Applicato al marketing, ciò delinea strategie relazionali, dove le imprese cercano di costruire un reticolo di rapporti di valore per e con i consumatori, dove, in qualche misura, il rapporto fra impresa e clientela si astrae dal confronto con i competitor (3). Lo stesso vale per le tribù, che compiono, al loro interno, un’esplorazione comune del “possibile”. Il punto qual è? Il valore all’interno del network è diverso da quello fuori dal network. La fiducia è un elemento cementante. Il fattore connotativo delle reti è la forza dei “legami deboli”.

    Fulvio for Experyentya

    (1) E. Rullani (2004), La fabbrica dell’immateriale. Produrre valore con la conoscenza, Carocci, Roma
    (2) E. Rullani (2004), Economia della conoscenza. Creatività e valore nel capitalismo delle reti, Carocci, Roma
    (3) G. Gerken (2000), Addio al marketing, Utet, Torino