Per fortuna che c’é Pic…

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Molti di voi ricorderanno questo tormentone anni ’80. Non è così?

“Fatto! Già fatto?”. Il claim pubblicitario storico di Pic è di certo fra i più indovinati che ricordi.
Semplice, di impatto, lineare, con un chiaro riferimento al posizionamento (distintivo) del brand.

Come si può leggere in qualsiasi buon libro di marketing, i brand devono evolvere, anche quando sono forti; anzi, quando sono forti a maggior ragione devono farlo.

Da questo punto di vista, si parla di proattività e di “gestione dinamica dell’immagine di marca“, perchè da un lato bisogna rimanere fedeli a ciò che ha reso forte e distintivo il brand sul mercato, dall’altro bisogna rinnovarsi, cercando un mix perfetto fra innovazione e core value.

Ecco, con Pic, un caso da manuale in tal senso. Si arriva, così, all’evoluzione dei giorni nostri, dove il brand mantiene la sua veste “medico-curativa”, ma in forma ampliata. Basta dare un’occhiata al sito (pulito, chiaro, pieno di segnali di valore)
, per rendersi conto della varietà di prodotti offerti, che, peraltro, puntano tutti a “dare qualcosa in più” (si pensi, per i cerotti, a messaggi come “Più di un cerotto, dura più giorni” o “Accelera la guarigione”) e a risolvere molti casi un problema, offrendo una soluzione (avevamo analizzato un altro caso in passato di posizionamento sulla soluzione). In sostanza, “dalla siringa che non fa male al cerotto che cura“. Forte.

Un altro aspetto che mi affascina di questo caso è la sobrietà (collegata di certo anche all’ambito medico-curativo in cui si colloca il brand, un po’ come Amuchina), che si riscontra, in particolare, nella decisione di evitare i canonici spazi 2.0 (Facebook, Twitter, ecc), inevitabilmente generalisti, laddove si preferisce puntare su community tematiche create dall’azienda e strettamente aderenti alla mission curativa del brand, come in questo caso.

Questo passaggio non è per niente banale, perché sebbene non ci si possa sottrarre da una logica di presenza web sempre più “conversazionale”, 1) non necessariamente bisogna andare sugli spazi generalisti, dove tutti forse si aspettano di trovare il brand (soprattutto quando non si abbiano competenze o risorse per farlo, anche se non credo proprio sia questo il caso), 2) bisogna ricordarsi che le scelte operative (tali sono quelle che riguardano gli spazi di comunicazione) devono essere coerenti con le scelte strategiche, che caratterizzano il brand.

Fulvio for Experyentya