Facebook? Medicina per la solitudine…

Riprendiamo il tema della precedente “puntata” e chiediamoci se il dilagante fenomeno Facebook sia o meno uno strumento a servizio della Felicità delle persone.

Di fatto, questo nuovo immenso e sempre più affollato spazio del vivere sociale sta facendo proseliti in misura forse nemmeno pensabile da parte dei suoi stessi ideatori.

Sì, perché anche coloro che inizialmente nutrivano diffidenze e resistenze di vario tipo, almeno un’ “affacciata” su Facebook la fanno e, fra questi, crescono molto gli “over”.

Almeno in Italia (dove il grande “competitor” Twitter è penetrato ancora relativamente poco), la presenza su Facebook è considerata un “must“, perchè collegata a quei bisogni di stima, amore e socialità che Maslow già negli anni ’50 aveva teorizzato.

Da questo punto di vista, si assiste ad una sorta di regressione nella scala dei bisogni, da parte di una Società che dinanzi alle minacce, alle paure ed al disorientamento generati dalla postmodernità chiede nuove certezze e insegue nuove forme di interconnessione (1).

Già… Non uno qualunque, ma niente meno che Bauman, sul tema si è espresso sottolineando come “faccialibro” a tutti gli effetti sia per molti una “medicina contro la solitudine“.

In quest’ottica, egli sostiene che “Internet non si insinua dentro di noi, bensì ci mostra semplicemente ciò che è dentro di noi“. E, in effetti, questa richiesta di contatto, di appoggio, di condivisione c’é, si percepisce e FB offre di certo un potente supporto in tal senso.

Da questo punto di vista, è emblematico il “caso Vasco Rossi“, che ha ufficialmente eletto il social network del buon Mark come il suo nuovo “salotto”, per condividere pensieri e parole con i suoi fan e amici in questa particolare fase della sua vita.

Messa così, verrebbe facile considerare faccialibro portatore sano di felicità“, visto che sembra porsi al servizio delle relazioni, che, come evidenziato nel precedente post, rappresentano un fondamentale driver di gioia per le persone.

Diciamo che può essere così, se e nella misura in cui le relazioni intessute e portate avanti on-line non vadano a sostituire relazioni altrimenti vissute in modo più caldo e “vero” off-line. Il problema, infatti, è che vi sono casi in cui il web va a sottrarre spazio alla vita sociale reale, che inevitabilmente ha un diverso livello di intensità e – in generale – di qualità.

Si può quindi affermare che Facebook, inteso come supporto ad una socialità comunque vissuta al di fuori della possibile “gabbia” rappresentata da netbook, tablet e affini, possa essere visto effettivamente come un potente supporto alla relazionalità, quindi alla felicità.

In tutto questo, come sempre, bisognerebbe saper “leggere bene le avvertenze”, perchè è evidente che la “Facebook Spa” non sia certo un ente caritatevole, bensì una “feroce” macchina da soldi, per cui il suo intento è di utilizzare in modo strumentale le relazioni vissute all’interno del suo mondo, per trarne profitto in vari modi, a partire dall’acquisizione di preziose informazioni di mercato (poi rivendute), piuttosto che mediante la messa a punto di iniziative mirate di comunicazione, che dopo i primi – a dire il vero – maccheronici approcci non potranno che diventare sempre più raffinate.

Quali conseguenze per il marketing?

Beh, diciamo che le indicazioni sono le medesime del Marketing Tribale.

Le imprese devono sapersi inserire in modo discreto nelle dinamiche relazionali dei consumatori, cercando di costruire con loro un dialogo vero e “paritetico”, imparando a trarre beneficio dai molteplici e sistematici feed-back che possono essere generati nell’ambito del proprio network e mirando anche – dove possibile e utile – a logiche di co-creazione, o comunque co-evolutive.

Insomma, siamo di fronte a tutti gli effetti ad una nuova era nel rapporto con il consumatore, che in alcuni casi può portare a strutturare o rivedere l’intera impresa in chiave “2.0”, come l’ottimo caso Lago insegna.

Ciò che è certo è che le imprese devono sbrigarsi a capire che davanti a sé non hanno semplicemente nuovi spazi web dove la gente può “giochicchiare e perdere del tempo“, ma che è che in buona misura si sta spostando l’asse del vivere sociale, quindi è che molti fenomeni di consumo nascono o si sviluppano.

Fulvio for Experyentya

(1) Fortezza F. (2009), Approcci di Marketing Tribale: il caso Fichimori, Paper discussed at 8th International Congress on Marketing Trends, Paris, 16th-17th January.