Quando Comunicazione e Marketing sono davvero due cose separate…

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Come suona il caos?

Probabilmente a fronte di questa domanda molti penseranno all’oramai mitico Capone BungtBangt ed alla sua band.

Ma chi è costui?

E’ un artista, un personaggio, un eclettico, ma soprattutto uno vero.

Per chi non lo conoscesse, basta dare un’occhiata su YouTube per scoprire i suoi virtuosismi, che sono tecnici, ma anche valoriali

Sì, questo ragazzo tutto spirito partenopeo fa rivivere gli oggetti dimenticati dalle persone o addirittura gettati via, facendoli diventare degli strumenti musicali, che – non c’é che dire – suonano davvero bene.

Con lui, i ragazzi della sua band, che hanno sposato la causa ed hanno così trasferito esperienza e talento in un progetto che ha le idee molto chiare: non solo emozionare attraverso la musica, ma diffondere valori positivi, basati sul riuso, sulla condivisione, sul worldshift.

Un Progetto che ci piace, perchè ci ricorda molto il “nostro” work in progress ZeroRelativo.

L’invito è anche al downshifting, allo slow living, al pensiero positivo e consistente, per riflettere su quello che ci circonda e fare la “cosa giusta“…

Non a caso Capone si fa anche promotore di battaglie importanti, esponendosi in prima persona anche contro la Camorra, come in occasione del “funerale della Camorra“, di cui potete vedere un’immagine.

Beh, cosa dire, uno in gamba.

Grazie ad una brillante trovata degli amici di Ninjamarketing, Capone è entrato nell’orbita della Tim, di cui è diventato ambasciatore della StreetAcademy, un format creato nell’ambito delle iniziative a supporto della “Tribù Tim“.

Messa così, ci sarebbe di togliersi il cappello davante al big player della telefonia mobile italiana, per la sua capacità di inserirsi in dinamiche socioculturali reali, facendo leva su nodi forti di network significativi, come il maestro Gerken (1) suggeriva.

In realtà, considerando i buchi evidenti nell’approccio tribale di Tim e l’insoddisfazione di molti clienti (ricordate il caso delle “Vitamine“, ad esempio?), ma guardando anche alla banalità della Campagna main con il duo Rodriguez-De Dica, con tutta probabilità siamo davanti all’ennesimo caso di scollamento profondo fra il sentire dell’azienda e il messaggio che passa nelle iniziative di comunicazione realizzate.

Il punto è che per portare avanti Progetti di questo tipo, che ancora prima di essere iniziative di comunicazione rappresentano “contenitori valoriali“, bisogna averli nel proprio DNA, devono essere parte costitutiva della mission aziendale e dei suoi valori fondanti, quelli che definiscono anche il giorno dopo giorno.

Viceversasiamo di fronte ad occasioni perse, a tentativi che ad un occhio attento risultano anche irritanti e che determinano un gradimento assoluto per il Progetto in sé, ma non necessariamente per l’azienda “sponsor”anzi…

Fulvio for Experyentya

(1) G. Gerken, Addio al Marketing, ISEDI, Torino.