Ricordiamoci che gli Unicorni sono animali mitologici! Ovvero = Parliamo di Start-Up da un’altra prospettiva!

Il termine “Unicorno” sta ad indicare le startup di successo ed è velocemente entrato nel linguaggio comune, assieme alla vigorosa crescita dell’interesse generale sul tema delle startup stesse.

Nello specifico, hanno diritto ad entrare nel Regno degli Unicorni le società (non ancora quotate) che raggiungono una valutazione pari o superiore al miliardo di dollari.

Ma perché Unicorno, vi starete chiedendo?

Beh, come l’animale mitologico, queste aziende/entità sono rare in natura (o almeno lo erano fino a poco tempo fa, quando il termine ha fatto la sua comparsa), difficilmente osservabili e… forse anche piuttosto effimere. Credo che chi ha coniato il termine sottintendesse anche la possibilità che, da un momento all’altro, l’investitore potesse svegliarsi dal suo “sogno mitologico” per scoprire, con orrore, che l’unicorno che credeva di avere tra le mani in realtà altro non era che un asino con la carota in testa

Meno noto è invece il termine coniato, sempre dai Venture Capitalist della Silicon Valley, per identificare le startup fallimentari o defunte:foto 1dinosauri”. Un termine drastico, ma che rende l’idea, soprattutto della velocità con cui oggi tutto si muove nel settore Hi-Tech (le strabilianti novità di oggi possono diventare rapidamente “giurassiche”, se non si evolvono nella maniera corretta).

Quello che non era ancora stato osservato (o considerato) finora, tuttavia, era la metamorfosi da Unicorno a Dinosauro “senza passare dal via”.

Eppure, a fronte della crescente “febbre da startup” (che qualcuno inizia a considerare addirittura una bolla sul punto di scoppiare, a mio avviso erroneamente) si tratta di un tema che merita di essere approfondito.

Ne è un esempio la recente discesa agli inferi di Theranos. La società, fondata nel 2003 dall’allora diciannovenne Elizabeth Holmes, giovane studentessa di Stanfordfoto 2, si pone (poneva?) un obiettivo ambizioso: quello di rivoluzionare il settore delle analisi del sangue, un mercato da 75 miliardi di dollari nei soli Stati Uniti.

L’idea era semplice, ma al contempo geniale: effettuare tutta una serie di analisi di laboratorio attraverso la raccolta di poche gocce di sangue, prelevate dalla punta di un dito. Ne avrete di certo sentito parlare.

La promessa? Risultati estremamente più rapidi ed accurati rispetto agli standard attuali, con un netto risparmio di spesa. Il che, peraltro, porterebbe con sé un altro vantaggio non da poco, ovvero la possibilità di effettuare regolarmente un numero assai maggiore di test (pensate ad un sistema sanitario in cui l’intero costo è a carico del paziente, come quello Usa), riuscendo ad identificare per tempo, e conseguentemente curare, tutta una serie di gravi malattie o disturbi.

Troppo bello per essere vero, verrebbe da dire! E a quanto pare… è proprio così!

Verso la fine del 2015 (12 anni dopo la nascita della società!), con una Theranos ormai arrivata all’astronomica valutazione di oltre 9 miliardi di dollari, di cui 400 milioni cash già versati nelle casse della società da diversi investitori, una serie di articoli del Wall Street Journal ne hanno messo in discussione le fondamenta.

Non solo i risultati dei test effettuati con la rivoluzionaria tecnologia di Theranos, racchiusa in un macchinario di propria invenzione chiamato “Edison”, erano poco attendibili (tant’è che la potente Food and Drug Administration, FDA, non aveva rilasciato alcuna autorizzazione se non per 1 (uno!) degli oltre 240 tipi di test per cui Theranos aveva fatto domanda), ma la società stessa risultava utilizzare delle convenzionalissime macchine da analisi Siemens per condurre i test nei propri laboratori.

Per chi volesse approfondire la strabiliante favola dell’unicorno Theranos, qui e qui potete trovare un riepilogo piuttosto completo. In questa sede mi preme di più sollevare una serie di interrogativi su come sia possibile per i media e gli investitori abboccare così malamente all’amo di una società che propone una tecnologia incredibile, mentre, nel proprio “scantinato”, svolge in realtà tutt’altro.

In un certo senso, forse, non c’è da stupirsi: viviamo indiscutibilmente in un’epoca a fortissimo progresso tecnologico, denso di opportunità. Dieci anni fa ancora non esisteva l’iPhone. Pensiamoci! Oggi da mobile siamo in grado di acquistare biglietti del cinema, effettuare pagamenti nei negozi, prenotare un volo, monitorare il nostro stato di salute. Tutto attraverso uno Smartphone e la galassia di applicazioni (e vari feticci indossabili) che sono nate nel corso degli ultimi anni.

Non voglio iniziare un trattato sugli sviluppi tecnologici dell’era moderna, ma è abbastanza concepibile come “l’uomo della strada” ritenga che ormai tutto sia possibile, anzi, lo dà quasi per scontato.

D’altra parte, pensateci: qual è l’ultima volta in cui vi siete davvero stupiti delle possibilità offerte dall’ennesimo gadget tecnologico

Ebbene, su questa retorica del “tutto è possibile” sembrano però muoversi anche i media e gli investitori. Non è un bel segno. Sarebbe bene tener presente che, nello sviluppo di nuove tecnologie, nulla è da dare per scontato.

Ancora c’è da chiedersi come mai nessuno, prima della fine del 2015, si fosse seriamente chiesto se quanto promesso da Theranos fosse effettivamente possibile. Forse un primo sanity check avrebbe dovuto suggerire di approfondire la figura di Elisabeth Holmes: una ragazza che lascia gli studi di ingegneria a 19 anni per fondare una startup con lo scopo di rivoluzionare un campo, quello delle analisi mediche, che migliaia di PhDs nel mondo impiegano anni a studiare ed approfondire. Mmm.

Eppure è stata proprio questa figura (una giovane donna di successo nel tecnologico – e misogino, si dice – mondo della Silicon Valley! Un boccone troppo goloso per non costruirci attorno una storia…) ad aver catturato i media a tal punto, da renderli ciechi sugli sviluppi effettivi della tecnologia.

In molti l’avevano persino paragonata ad una nuova Steve Jobs al femminile e lei, vestendosi costantemente proprio come il fondatore della Apple, dava dimostrazione di avere un’ottima abilità nel destreggiarsi con le strategie di comunicazione. Forse di più che con la gestione e lo sviluppo della propria startup, potrebbero aggiungere i maligni.

La stessa risposta di Theranos alle voci di corridoio, prima, ed agli articoli investigativi del Journal, poi, effettivamente lasciava molti dubbi aperti. Tant’è che i portavoce della società, e la Holmes in prima persona, negli ultimi mesi si sono lasciati andare ad esternazioni tra il difensivo, il suscettibile ed il sarcastico, senza mai convincere. Il che non è il miglior modo per ripristinare la fiducia nel pubblico e negli investitori, a fronte di accuse gravi.

Come ha asserito un commentatore, “è ora [per Holmes] di diventare una professionista adulta e smetterla di fare l’adolescente petulante”. Probabilmente la fondatrice e CEO di Theranos non ne avrà il tempo, dato che le ultimissime notizie danno per imminente il suo bando dall’industria delle analisi del sangue da parte dei regolatori Usa, per almeno due anni.

Quello che dovrebbe preoccupare di più, però, sono però gli errori e le cecità dimostrate da chi in Theranos ha creduto ed investito.

Sono almeno tre i fattori che avrebbero dovuto allarmare i finanziatori:

  • un controllo non sufficientemente approfondito della tecnologia su cui si stava investendo. Theranos ha sempre tenuto segrete le modalità con cui effettuava i test. Il che è legittimo, specialmente in presenza di una (presunta) tecnologia rivoluzionaria; tuttavia, un investitore non può tenersene completamente fuori e, soprattutto, deve poter valutare la bontà di tale rivoluzione tecnologica confrontandosi con specialisti del campo (se non possiede già tali competenze “tecniche”)
  • il che ci porta dritti al secondo punto: nello specifico settore in cui si sta investendo, quello medico-scientifico, non è ragionevole trincerarsi dietro un’assoluta segretezza. La scienza si basa sul metodo di peer review, il che però significa dover condividere i dati col resto della comunità scientifica, per diffondere fiducia sui risultati della propria tecnologia (e proprio fra quegli operatori – i medici – che poi con tali risultati devono lavorare). Come disse Edwards Deming, «In God we trust. All others must bring data»
  • terzo campanello d’allarme: gli investitori si sono fatti probabilmente abbagliare dalla carismatica figura di Elizabeth Holmes, costantemente al centro dell’attenzione dei media (con copertine su Forbes, Wired, ed altre importanti testate), distogliendo lo sguardo dai progressi effettivi della società. L’eccessivo focus che Theranos teneva sul marketing e sulla comunicazione di questa “idea rivoluzionaria” rispetto alla ricerca di effettive autorizzazioni da parte della FDA avrebbe dovuto suonare sinistro a chi gettava i suoi soldi nelle casse della società.

    Il culto dell’inventore di successo, del giovane studente universitario (anzi, di più: di Stanford!) che rivoluziona il mondo, e la cieca fiducia nel fatto che tutto ormai può essere inventato, ha fatto il resto, cullando gli investitori nel sogno di aver investito nella Google della medicina.

Il ritorno alla realtà potrebbe essere un brusco risveglio per gli investitori che sognavano la loro personale caccia agli unicorni!

Andrea Gotti (Manager MarketingPROa.gotti@marketingpro.it) x Experyentya

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