Si può segmentare anche il pubblico degli esaminandi…

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Già mi ero fatto un’idea sufficientemente chiara da studente, alle Superiori e all’Università, poi l’ho affinata quando mi sono ritrovato “dall’altra parte”, ad esaminare.

Il mese scorso, con piacere, ho rifatto il salto e sono tornato ad essere un esaminando, fra altri esaminandi.

Diciamo che cambia l’età, cambia la fase della vita in cui si arriva ad affrontare le prove, ma certe cose sono assolutamente immutabili e, in quanto tali, estremamente suggestive.

Bene, osservavo i miei colleghi prima di “andare sotto i ferri” e quella classificazione mi è tornata alla mente, nitida nitida.

Eccovi la mia segmentazione di questo particolarissimo pubblico:

  • il famelico: occhio, prestare massima attenzione al soggetto! Osserva bene il terreno di gioco, scruta con grande attenzione i presenti, cerca di capire cosa dire, a chi. Ostenta cordialità, che utilizza in modo strumentale, per imbonire e far abbassare le barriere agli altri. Ad un occhio attento, trasuda viscidume. Chiede, si informa, dispensa sorrisini (sempre un po’ tirati, a dire il vero), è pronto a cingere d’assedio gli interlocutori più emotivi e, magari, più bonaccioni. Usa anche il complimento in chiave tattica, inneggiando al motto “vinca il migliore, tanto siamo tutti più o meno sulla stessa barca”. Non lo pensa, vorrebbe vederti sulla tazza del wc, al più presto. Pessimo!
  • il discreto: è tendenzialmente timido, ma non necessariamente. Si fa i fatti suoi; rispetta il clima d’attesa, ma non disdegna di entrare in empatia con gli altri, qualora si creino le condizioni. E’ preparato, affronta le prove con convinzione e moderato ottimismo. A differenza del primo (che, in realtà, è un insicuro), non è un complottista;
  • l’ansioso: “non ci sta dentro”, ha una paura tremenda della “prova” (a prescindere da quanto sia preparato), cerca conforto nelle parole e negli stati d’animo degli altri; è una preda facile facile per il famelico…
  • l’avventuriero: non ha particolari velleità; è quasi certo che non ce la farà. Si presenta all’esame o per “sondare il terreno e mettersi alla prova”, oppure perchè “tentar non nuoce e… non si sa mai”. Può diventare un alleato del “famelico”; i due tendono ad usarsi…

    In tutto questo, a parte tutto, l’esperienza di mettersi alla prova, l’esperienza del confronto competente e ragionato ha sempre il suo perché; è arricchente, è stimolante.

    In generale, mi sento di dire che le prove della vita (soprattutto quelle professionali) vadano affrontate facendo leva su un mix di questo tipo:

    1/3 di solida preparazione e convinzione nei propri mezzi
    1/3 di audacia, apertura, tensione al miglioramento
    1/3 di sanissima leggerezza d’animo…

    Fulvio for Experyentya