‘Sistema Italia’: opportunità, must e marketing “di sistema”

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Ho già toccato il tema in occasione della vittoria Ferrari nel mondiale di F1. Ne riparlo oggi, rispolverando un articolo de Il Sole 24Ore di qualche tempo fa, in merito al mercato delle biciclette.

Leggo che dopo la vittoria di Paolo Bettini al mondiale, le imprese della bici del cluster Veneto (Treviso, Vicenza, Padova) hanno registrato un boom di vendite: + 25%.

La stessa cosa (euforia diffusa fra i consumatori per effetto patriottico ed emulativo) accade in occasione dell’America’s Cup per i corsi di Vela e per altri prodotti legati in modo più o meno diretto a quel mondo.

Ritornando alle biciclette, per chi non lo sa, fra le 3 province venete citate in precedenza, operano circa 120 aziende, che raddoppiano con l’indotto e che fatturano fra i 500 ed i 600 milioni di euro.

Non si tratta di biciclette di massa, anche perché dalla Cina arrivano bici “low cost” contro le quali le nostre imprese non potrebbero mai competere. In particolare, quelle prodotte all’interno di questo cluster si distinguono per i materiali, la tecnologia e la cura artigianale. Stiamo parlando delle peculiarità che, in generale, distinguono e qualificano molte delle nostre produzioni sui mercati di tutto il mondo.

In sostanza, sembra chiaro che sempre più il successo e la profittabilità del “Sistema Italia” debbano passare attraverso il rafforzamento – reale – del binomio lusso-made in Italy.

Così, ad esempio, le biciclette di valore prodotte nel nord-est non sono concepite come un “mezzo per spostarsi”, bensì come uno status, per alcuni, e un supporto di grande qualità nell’espressione del proprio stile di vita, per altri. Tralasciando il segmento degli sportivi professionisti, che comunque è molto interessante, ma più circoscritto.

Nell’articolo de Il Sole 24Ore che sto leggendo si fa riferimento ad un produttore di mountain bike particolarmente sapiente dal punto di vista strategico: i suoi prodotti sono divenuti sul mercato “oggetti del desiderio”; sono ricercatissimi, quasi introvabili, al punto che dal 2008 sarà possibile acquistarli solamente in una ventina di show-room monomarca sparsi in tutta Italia o via internet.

Altro esempio molto interessante, questo, di “marketing all’italiana” e, nella fattispecie, per chi ha letto il mio articolo sul tema (1), di imprese che “percepiscono e interpretano” il marketing anche senza conoscerlo, in molti casi, in modo approfondito.

Qui vi è un’evidente coerenza fra capacità possedute, vantaggio competitivo perseguito, scelte di targeting e posizionamento, politiche operative.

Allora, partendo dal presupposto che di imprese e di asset di questo tipo sul nostro territorio ve ne sono molte, l’auspicio è che i policy maker nostrani smettano di pensare solamente all’ “estetica” del loro lavoro (nella migliore delle ipotesi…) e sappiano, invece, badare alla “sostanza”, che, nella fattispecie, è fatta di interventi di vario tipo a supporto della competitività di queste imprese e della canalizzazione ottimale delle potenzialità del “Sistema Italia”.

Parlo di:
– fiscalità;
– burocrazia;
– interventi sui network d’imprese, volti a favorirne le sinergie;
– formazione di risorse umane, che, nell’era post-industriale, devono possedere inevitabilmente skill differenti;
– iniziative di “marketing di sistema” coerenti e sinergiche, per fare in modo che tutto il potenziale tecnico del nostro apparato produttivo (parlo di produzione del valore in senso ampio) possa esprimersi appieno.

Bisogna pensare ad azioni di “amplificazione del mondo valoriale collegato alle nostre produzioni”, che vanno pianificate con regolarità e con coerenza rispetto all’architettura ed all’orientamento strategico del “Sistema”.

Fulvio for Experyentya

(1) Ferrero G., Fortezza F., Importanza ed elementi di criticità del marketing strategico nelle PMI, in “Piccola Impresa/Small Business”, n. 2, 2007.