Territorio, competitività e sviluppo internazionale. Il caso VM Motori

Oggi vi parlo di una “bella storia“, di una bella case history, di un’azienda che cresce nella Crisi, che guarda avanti, che non si ferma, che mescola sapientemente radicamento sul territorio (nella fattispecie Cento, in provincia di Ferrara) e dimensione internazionale (con quasi il 90% del fatturato frutto di export).

L’Azienda è la VM Motori, ad oggi di proprietà di Fiat Group e di GM (entrambi al 50%), ma guidata in modo sostanzialmente indipendente (e, aggiungo, brillante) dal gruppo dirigente storico, appunto ferrarese, che difende con forza e consapevolezza la propria appartenenza a un territorio a cui riconosce capacità di generare valore, grazie alla qualità del capitale umane ed al “sano spirito di fare e stare in impresa“.


Ho avuto modo di conoscere l’azienda (che produce prevalentemente motori diesel per auto) nell’ambito di uno dei Seminari del ciclo di incontri post-sisma organizzati con alcuni colleghi presso il Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Ferrara.

Ecco gli spunti più significativi emersi nell’incontro:

1) ancora oggi le imprese manifatturiere italiane possono radicarsi nel loro territorio di origine, creando, quindi, occupazione e valore indotto. Il futuro dell’economia italiana, quindi, potrà non essere  fatto solo da imprese di servizi. C’è però bisogno di imprese come questa, ovvero di imprese che sappiano che la manifattura realizzata in Italia è competitiva a certe condizioni e in determinati spazi di mercato (il riferimento a Cucinelli per me è sempre d’obbligo in questi casi) e che sappiano anche che molto del valore da esse prodotto dipende inevitabilmente moltissimo dalle economie di conoscenza e di apprendimento, dove fondamentale risulta la variabile “capitale umano“. VM, ad esempio, sta assumendo molti giovani laureati, per potenziare un vantaggio competitivo che vuole essere significativo e molto difendibile;

2) queste imprese hanno bisogno del supporto concreto e intelligente delle Istituzioni, con provvedimenti mirati, come viabilità funzionale, formazione, attrazione e canalizzazione di investimenti europei e non solo, interventi di qualificazione o riqualificazione industriale (a partire, in modo molto basic, dai capannoni, spesso concepiti come “relitti industriali”, già a monte…). Queste imprese, che sono evidentemente delle “ancore” (cit. Gianni Lorenzoni), delle guide intelligenti (cit. Enzo Rullani), devono necessariamente essere supportate dal sistema creditizio, perchè non esiste che le si lasci a corto di liquidità. Se vanno avanti loro, va avanti il sistema!

3)  gli spazi industriali dismessi sono un pugno nello stomaco; creano infelicità e mettono tristezza. Ricordiamoci anche della “scenografia dei luoghi“…

4) le imprese possono creare, oltre al valore economico, quello sociale, dando speranze e ingenerando orgoglio;

5) la creatività in impresa significa molte cose e si ricollega fortemente alla flessibilità e all’intelligenza. Ad esempio, non è solo comunicazione, o scelta dei canali distributivi, ma anche gestione delle risorse umane o riorientamento in corsa del business. Nel caso VM, è stato importantissimo, con l’arrivo della Crisi e con un fatturato fortemente concentrato e dipendente da un grande cliente, decidere di “spacchettare” i servizi di ingegneria, vendendoli a parte sul mercato, valorizzando, così, un fondamentale asset aziendale (la R&S) e dando “benzina vitale” al motore dell’azienda. Parimenti interessante la scelta dell’azienda di concedere licenze produttive su propri modelli oramai ammortizzati a produttori auto asiatici, in modo da generare (ancora ottica del portafoglio strategico bilanaciato) risorse finanziarie nette, per ripagare gli azionisti, ma soprattutto per rilanciare il business su altre aree. Il tutto, con un occhio estremamente attento e consapevole ai “gap competitivi” da mantenere a livello internazionale in un’arena sempre più trasversale e globalizzata;

6) per i mercati B2B è fondamentale ciò che avviene “a valle” (B2C). Nella fattispecie, per un’azienda che progetta e realizza motori è determinante sapere ciò che avviene e potrà avvenire nei mercati delle autovetture. Da questo punto di vista, nel Seminario è emerso che il futuro, almeno prossimo, sarà di modelli ibridi, più che 100% green. Lo scenario, però, è in evoluzione e bisognerà lavorare con attenzione sui segnali deboli del cambiamento

Fulvio Fortezza