Creativi sì, ma da incentivare

Come abbiamo visto in precedenza, lo sviluppo delle ICT ha contribuito a far emergere la creatività e la voglia di partecipazione dei consumatori, trasformandoli da una generazione “passiva” a una “classe creativa”, che genera contenuti e che, consapevole della forza mediatica che tali contenuti possiedono, chiede in cambio “qualcosa”.

In poche parole, il “nuovo consumatore”, creativo e partecipativo, adesso vuole essere ricompensato per il contributo che dà, consapevole della sua rilevanza. 

Sull’onda di questa tendenza, peraltro, proliferano corsi mirati a migliorare le capacità creative dei consumatori (alcuni esempi: HP Online Courses e Sony 101) e “show-room” personali on-line che permettono di mostrare istantaneamente le proprie creazioni a tutto il mondo (www.ipodder.orgMySpace).

dimostrazione di questo, basta leggere quanto riportato in Revver, piattaforma di video virali: “We believe in your talent and your right to share it with the world on your terms. We connect makers, sharers and sponsors of internet video in a free and open marketplace that rewards them for doing what they do best. Revver is a completely free service. We want everyone to post his or her video. We make our money by partnering with video makers and sharing in the advertising revenue”.

Che cosa significa?

Il meccanismo di una simile piattaforma è semplice. Chi gestisce la piattaforma collabora attivamente con gli “utenti creativi”, che generano e caricano i loro video. Ad ogni video viene poi allegato un messaggio pubblicitario. Così, quando ciascun video viene scaricato e ciascun messaggio viene automaticamente aperto, i “creativi” ricevono subito il 50% dei ritorni connessi al messaggio stesso. In sostanza, ogniqualvolta il video viene cliccato, Ravver divide i ritorni al 50% con i video makers.

Un altro esempio è rappresentato da payperpost.comPay per Post è un marketplace, cioè una “piazza virtuale” che fa incontrare aziende e blogger: le aziende annunciano ai bloggers la loro disponibilità a remunerare autori disposti a pubblicare recensioni (favorevoli) in merito ai loro prodotti sui propri blog. Se il blogger si dichiara favorevole, scrive il pezzo, Payperpost  controlla ed eventualmente approva, il pezzo viene pubblicato e il blogger guadagna (sui 5 euro per articolo).

Interessante, ma attenzione!

Attenzione ai meccanismi di controllo e di incentivo-remunerazione, aspetti molto delicati di questo nuovo “marketing della partecipazione”…

Roberta for Experyentya

Letture consigliate:  Richard Florida, The Rise of the Creative Class: And How It’s Transforming Work, Leisure, Community and Everyday Life, Hazard Press, 2003.