Striscia la Notizia, un caso interessantissimo di marketing televisivo, tutto da raccontare.
Un’assoluta novità nel panorama televisivo italiano all’inizio, nel 1988, grazie alla geniale intuizione di Antonio Ricci.
L’idea era di svecchiare un po’ la Tv italiana e soprattutto il racconto delle notizie, a margine degli istituzionalissimi Tg.
Ecco, così, Striscia la Notizia, un format nuovo, fresco, tutto satira e leggerezza, con un tocco pecoreccio tanto benefico per gli ascolti.
Un campione di ascolti quasi incontrastato, per molti anni. Incontrastato nonostante i maccheronici tentativi iniziali della Rai di imitarne il format.
Negli anni, Striscia la Notizia ha visto crescere costantemente i propri ascolti, conquistando sempre più minutaggio nel palinsesto Mediaset. Passando, nel frattempo, da Italia 1 a Canale 5.
A convincere un mix indovinatissimo di inchiesta e intrattenimento, condito con satira e irriverenza.

Poi il progressivo appannamento. Se vogliamo, anche in parte inevitabile.
Perché?
1️⃣ L’effetto adattamento del pubblico: “non sei più una novità”.
2️⃣ Il venir meno, negli anni, della componente d’inchiesta: “diventi più banalotto, più uno dei tanti”.
In aggiunta, un doppio problema competitivo.
3️⃣ Da un lato, la Rai finalmente ha preso le misure e nella stessa fascia oraria ha assestato il colpo giusto.
Con quei soporiferi “pacchi”, così efficaci sul bacino-target, grazie anche alla brillante conduzione di Amadeus, prima, e di Stefano De Martino, poi.

4️⃣ Dall’altro, la parallela crescente concorrenza sul format iniziale, anche interna a Mediaset, con Le Iene.

Effetto?
Ascolti giù, raccolta pubblicitaria a picco.
Inevitabile la decisione di Pier Silvio Berlusconi: mettere in ghiaccio il format per capire cosa farci.
Nel frattempo, Gerry Scotti (uno buono per tutte le stagioni) ha riportato in auge la polverosa “Ruota della Fortuna”, con grandi risultati.

Quindi, com’è andata a finire con Striscia la Notizia?
Beh, non si lascia andar via un asset così importante senza almeno un tentativo di “remarketing”, per far ripartire il ciclo di vita.
Da qui, la scelta di un riposizionamento che però, a dire il vero, sembra la classica mazzata finale.
Non più un appuntamento quotidiano, ma settimanale. Una prova di cinque settimane per vedere se può funzionare.
Un orario diverso, occupando tutto lo slot della prima serata. E un varietà a tutti gli effetti, con un disperato tentativo di far ridere e il triste ricordo della satira che fu.

Nel frattempo, fuga dei tanti volti noti del programma (da Brumotti a Max Laudadio), dentro una nutrita batteria di veline (della serie “ma sì, abbondiamo, non si sa mai…”) e il malinconico duo Greggio-Iacchetti a guidare la nave che affonda.




