Il personal shopper: una figura polivalente, con potenzialità anche in chiave turistica

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Il continuo mutamento degli stili di vita e della società in cui viviamo ha portato al proliferare di nuove figure professionali, che puntano ad offrire servizi sempre più innovativi, personalizzati e in grado di creare valore aggiunto.

Oggi prendiamo in esame una particolare categoria, già molto conosciuta nei Paesi anglosassoni (dove è presente sin dagli anni 80’) e che nell’ultimo decennio si è affermata anche nelle maggiori città italiane (Milano in primis): il Personal Shopper.

Il Personal Shopper può essere considerato come una sorta di “consulente degli acquisti”, un esperto che assiste e guida il cliente all’interno di uno store, aiutandolo a scegliere l’articolo più consono alle sue esigenze e studiando percorsi di shopping ottimali.

Questo tipo di figura professionale nasce e si sviluppa in ambito retail: da anni, infatti, la maggior parte delle grandi Catene americane ed europee, soprattutto quelle specializzate nel comparto della moda e del lusso, mettono a disposizione i propri “Personal Shopper” (a volte gratis, ma non necessariamente), in modo da deliziare il cliente, facendogli vivere un’esperienza unica, perché “cucitagli addosso”.

Messa in questi termini, quella del Personal Shopper sembrerebbe essere soltanto un’etichetta un po’ più trendy per definire il classico lavoro dei commessi.

In realtà, il Personal Shopper è un professionista che può spaziare in diversi ambiti ed offrire un servizio molto più completo e personalizzato.

La differenza fondamentale sta nel profilo-tipo e nelle competenze richieste (che in parte vengono fornite attraverso specifici corsi di formazione): se per fare la commessa è di solito sufficiente avere buone doti comunicative e una bella presenza, per diventare un Personal Shopper ciò non basta.

Il Personal Shopper ideale deve avere tutta una serie di qualità in più:

  • una profonda conoscenza dei luoghi dello shopping locale (o dello specifico Store, se vi opera come dipendente);
  • uno spiccato senso estetico;
  • una buona cultura di base;
  • conoscenza di una o più lingue straniere;
  • capacità di rapportarsi con clienti di vario tipo;
  • grande predisposizione all’ascolto, così da poter carpire al volo ogni segnale lanciato dal cliente e da poter così “confezionare” un servizio ad hoc.

Il Personal Shopper, come detto, può essere un dipendente di uno Store o di un grande centro commerciale, ma può essere messo a disposizione anche da alberghi di lusso o dai tour operator, in quanto, specialmente nel caso delle grandi metropoli, lo shopping viene considerato come un’attrattiva a sé stante, al pari della visita di un museo o di una galleria d’arte (pensiamo alla Galleria LaFayette a Parigi, Harrods a Londra o i tour organizzati al Mall of America negli USA).

In alternativa, si può facilmente richiedere il servizio tramite agenzie specializzate, o contattando direttamente, quasi sempre tramite internet, uno dei vari professionisti free-lance indipendenti.

Ma perché rivolgersi ad un Personal Shopper?

Ci possono essere varie motivazioni e vantaggi ricercati:

1) “arrivare direttamente al punto”, aggirando il senso di smarrimento tipico dei grandi centri commerciali o delle “vie dello shopping”. Si tratta di un plus adatto per chi ha poco tempo da dedicare agli acquisti (in particolare, manager in carriera o personaggi dello spettacolo), o per chi, semplicemente, deve coniugare la scarsa creatività e la poca voglia di andare in giro per negozi con la necessità di prepararsi al meglio per un’occasione particolare;

2) ottimizzare il tempo a disposizione, così da riuscire ad addentrarsi nei meandri più nascosti del circuito commerciale locale. Sotto questo punto di vista, il servizio rappresenta una risorsa particolarmente apprezzata dai turisti (soprattutto stranieri), desiderosi di accedere ai punti vendita più insoliti su piazza (come vicoletti e mercatini “nascosti”) o a location ed eventi esclusivi (ad esempio Case di moda o sfilate);

3) usufruire di un servizio di “shopping on demand”, ovvero delegare a qualcuno l’onere di fare acquisti per conto proprio;

4) ricevere un parere qualificato sull’acquisto di beni ad alto valore aggiunto (quindi acquisti ad elevata complessità) o di beni di cui non si ha una grande conoscenza.

Va sottolineato che gli ambiti di lavoro di un Personal Shopper possono essere vari e non riguardare solo il comparto retail.

Sempre più spesso, infatti, si richiedono i servizi del Personal Shopper per una pluralità di settori, che vanno dalla Moda (ambito originario di diffusione di questa figura) alla Ristorazione, dall’intrattenimento agli yacht o alle auto di lusso, oppure ancora all’arredamento degli ambienti casalinghi o di lavoro (Home Stager).

Ma c’è un altro ambito in cui la figura del Personal Shopper ha senz’altro le potenzialità per inserirsi con successo: il Turismo.

In effetti, date le caratteristiche e le competenze possedute, il Personal Shopper può rappresentare un vero e proprio “plus” in termini di marketing territoriale, in grado di dare un contributo significativo alla promozione di una città o di un particolare territorio.

Seguendo l’evoluzione della domanda turistica, sempre più orientata a vivere esperienze ricche e particolareggiate (1), il Personal Shopper può essere visto come un Tourist Assistant, capace di accompagnare il cliente in un’esperienza non solo di shopping, ma anche culturale e ludica.

Un’opportunità da cogliere per i Policy Maker locali?

Perché no…

Ad esempio, i Comuni o le Pro Loco potrebbero potenziare la componente di servizio offerta al turista mettendo a disposizione degli interessati queste nuove figure, le quali, facendo leva sulla profonda conoscenza di tutte le attrattive della destinazione, degli eventi in corso e delle occasioni culturali e di intrattenimento, potrebbero svelare quei percorsi turistici sconosciuti ai più, ma di solito di indiscusso fascino; delle vere e proprie “chicche del territorio” (nella foto, ad esempio, uno scorcio dell’affascinante “Valle delle Ferriere” di Amalfi, che quasi nessun turista conosce).

In questo senso, questa figura può trasformarsi in un veicolo privilegiato per mettere in mostra le peculiarità del territorio, anche al fine di innescare processi di passaparola.

Ma non solo, perché si presentano interessanti opportunità anche per coloro che vogliano operare come “Personal Shopper del territorio” in modo indipendente.

A prescindere dalla formula, il Personal Shopper sembra essere destinato ad evolvere e diventare una sorta di “ambasciatore del turismo locale”, con ritorni positivi per l’economia del territorio e per i turisti stessi, che possono così vivere vere e proprie “esperienze priceless” (2), perché basate sulla scoperta completa e – volendo – anche non banale del territorio, con la possibilità di assorbirne appieno sensazioni ed emozioni.

Del resto, diciamocelo, a chi di noi non è capitato di andare in vacanza in un posto e di rimanere un po’ con l’amaro in bocca, ripartendo con il dubbio di non aver visto proprio tutto quanto di bello poteva esserci da vedere o da vivere in quella data località?

Adriano Virgilio for Experyentya

1) Fortezza F. [2010], Gli eventi locali come “esperienze mediterranee”: ruolo per lo sviluppo turistico del territorio, in Pencarelli T. (a cura di), Marketing e Management del Turismo, Edizioni Goliardiche, Trieste.
2) La Salle D., Britton T.A. [2003], Priceless. Come trasformare prodotti e servizi comuni in esperienze straordinarie, Etas, Milano.