La (spiegabile) metamorfosi di Gardaland

Gardaland… C’era una volta un luogo unico, magico, imperdibile.

Una sorta di mecca per grandi e piccoli, dove andare almeno una volta all’anno, per staccare completamente dalla routine quotidiana e sognare, entrando in un modo parallelo, divertente, colorato, inimitabile.

Questo era Gardaland per chi è cresciuto negli anni 80. Gardaland era sinonimo di magia ed era “il parco dei divertimenti”. Mettiamola così. I riferimenti erano Gardaland in Italia e Disneyland all’estero.

Oggi tutto è cambiato, con tantissime soluzioni in più (reali, virtuali, “aumentate”) per vivere esperienze di svago e gioco memorabili.

E, in tutto questo, di “parchi giochi” oggi se ne contano una marea, ben oltre i classici, come Gardaland, appunto, e Mirabilandia, che nel tempo ha acquisito sempre più spazio, sottraendo quote al main competitor.

Il tutto all’insegna di una consistente varietà di formule e della tematizzazione, con l’incursione anche di alcune “marche mito” (da Ferrari a Ducati, prossimamente), pronte a rappresentare il loro mondo a beneficio di “apostoli” e simpatizzanti.

7c456486-8fe9-5b82-b6ec-45e324afab45Ma le novità maggiori negli ultimi anni hanno riguardato il mondo dei “bimbi”, a cui è stato riconosciuto dai gestori dei vari parchi un crescente peso, con la possibilità di agganciarsi ai tormentoni che spopolano nei vari canali Tv dedicati a loro.

E’ così che l’immancabile Peppa Pig, l’inafferrabile duo Masha e Orso, oppure ancora i Super Pigiamini si qualificano come succulentissimo driver per attrarre eserciti di bimbi alla ricerca del contatto con i propri beniamini.

E i bimbi al parco non ci vanno da soli… Ci arriviamo fra poco.

In quest’ambito, il leader indiscusso è certamente il parco Leolandia (in quel di Capriate, BG), interamente tematizzato sul mondo dei cartoni che oggi vanno per la maggiore fra i più piccoli.

Leolandia-rimessaggio0Quello che un tempo era il “Minitalia”, con la riproduzione dell’Italia in miniatura e tanti negozi regionali (uno per ogni regione dello Stivale), oggi è il mondo dei più piccoli, tutto su misura per loro.

minitalia-leolandia-parkUna tappa a cui nessun bimbo può rinunciare; un passaggio obbligato (e anche una tortura, diciamolo! :)) per i genitori.

Ma il gioco vale la candela. Basta andarci per capire…

E non è un caso che anche Gardaland abbia deciso di contaminarsi, intraprendendo una metamorfosi sostanziale.

Diciamo una cosa, da subito: una delle chiare regole per tutti i “produttori di esperienze” [1] è di essere in grado di potenziare continuamente il sistema d’offerta, per evitare la banalizzazione.

Già, perché le esperienze non sono prodotti che possono competere sul mercato sulla convenienza; le esperienze devono lasciare il segno nella testa e nel cuore delle persone, che devono percepire una positiva, piacevole deviazione dal proprio status quo quotidiano [2].

E allora bisogna inventarsi sempre qualcosa di nuovo, mantenendo l’asticella molto alta, soprattutto quando la concorrenza si fa folta e agguerrita.

Questo per un parco tematico come Gardaland può significare, ad esempio:

  • aggiungere nuove attrazioni, possibilmente uniche, più orientate all’adrenalina o più lente. Si pensi al San Andreas,   riproduzione in 4D delle emozioni distruttive dell’omonima pellicola hollywoodiana;Gardaland-San-Andreas-4d-Experience_2453_ok-700x467
  • diversificare le esperienze, anche per riempire in modo più ampio il palinsesto e offrire alla clientela soluzioni più integrate per trascorrere al meglio il proprio tempo libero.Può essere il caso del Gardaland SeaLife oppure anche del parco acquatico con piscine e scivoli, su cui ha puntato forte il competitor Mirabilandia con Mira Beach;
  • giocare sugli elementi di servizio (gratuiti e a pagamento), come il “servizio salta-code” e l’accomodation alberghiera;hotel-gardaland-resort-castelnuovo-del-garda-005
  • potenziare e magari ritarare la tematizzazione.

Come anticipato, su quest’ultimo punto Gardaland ha puntato forte e lo ha fatto strizzando l’occhio ai bimbi e alle famiglie, che se – parlando di turismo – per taluni rappresentano un vero e proprio spauracchio, per altri (vedi ad esempio il Trentino, di cui parleremo in un successivo post) rappresentano un vero e proprio toccasana.

E così, con l’obiettivo di reggere l’urto della concorrenza di Leolandia, ecco che Gardaland ha destinato una bella porzione del parco ai più piccoli e ai loro sogni, con attrazioni tutte su misura e con l’immancabile presenza della famigerata Peppa Pig a dare bella mostra di sé.

gardaland-peppa-pigPer inciso, i miei sentimenti verso Peppa Pig sono simili a quelli verso Hello Kitty, di cui parlavo qui

Ma torniamo a Gardaland… Quindi, un mondo tutto per i bimbi, mediante un licensing mirato, anche sottraendo spazio ai grandi.

Sì, perché, come dicevo prima, non sottovalutiamo l’importanza di intercettare le famiglie con bimbi, che sono una grande fonte di marginalità, principalmente perché:

  • il bimbo ha bisogno dei genitori, quindi attirando un bimbo, ti tiri dietro tutta la famiglia, quindi “più piccioni con una fava”;
  • i genitori spesso si limitano a fare da spettatori. Assecondano i desideri dei loro bimbi, ma “non consumano spazio sulle giostre”, però allo stesso tempo pagano il biglietto per intero e poi all’interno del parco consumano e magari pernottano anche con i loro bimbi;
  • fidelizzare i bimbi (facendogli vivere un sogno perfetto) significa ritrovarseli al parco come adolescenti, prima, e adulti (magari con prole), poi.

Insomma, non male come meccanismo…

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